Blitz Ros: arrestato jihadista capo di una banda per traffico migranti

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L’indagine della procura di Santa Maria Capua Vetere ha portato a 8 arresti. A capo dell’organizzazione un tunisino radicalizzato molto attivo sui social. "Era pronto a colpire in Italia". Due precedenti richieste di arresto erano state respinte dal gip

I carabinieri del Ros, coordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno scoperto e sgominato una banda di trafficanti di migranti con a capo un tunisino convertitosi alla Jihad. Otto persone sono state arrestate con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla falsificazione di documenti. Uno dei destinatari della misura cautelare, ritenuto il capo, è indagato anche per terrorismo dalla procura distrettuale di Napoli.

 

Traffico di migranti - Al centro delle indagini del Ros un'organizzazione criminale che, in cambio di denaro, predisponeva e faceva rilasciare da aziende tessili compiacenti contratti di lavoro e buste paga fittizie in favore di altri immigrati maghrebini, consentendo loro di ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e regolarizzando così la loro posizione in Italia.

 

Il capo era un tunisino radicalizzato - Capo e promotore dell'organizzazione criminale Khemiri Mohamed Kamel Edine, un tunisino di 41 anni, che è stato contestualmente indagato dalla procura distrettuale antiterrorismo di Napoli per associazione con finalità di terrorismo internazionale. A questo riguardo, il Ros ha documentato la sua progressiva auto-radicalizzazione, manifestata anche attraverso social network, commentando tra l'altro con favore i recenti attentati di Parigi. "Se morirò vi esorto a farne parte", diceva lo scorso 26 gennaio. Era pronto a morire e a fare propaganda per la causa dei terroristi del Daesh. Già la Procura di Napoli, ne aveva chiesto l'arresto per terrorismo, ma il gip aveva respinto.

 

"Pronto a colpire in Italia" - L'uomo, secondo quanto ha riferito in conferenza stampa il generale del Ros Giuseppe Governale, era pronto "in linea concettuale a colpire in Italia". Dalle indagini è emersa infatti "la possibilità che potesse colpire. E' un soggetto molto pericoloso, anche perché è un tipo intelligente che sapeva farsi ascoltare. E tra l'altro era il factotum della moschea di San Marcellino".
L'uomo era molto attivo su Facebook, Twitter e chat e faceva propaganda su internet anche attraverso la diffusione di un vademecum con le regole del "jihadista solitario". 

 

La soddisfazione di Alfano - Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha commentato l'operazione: "Un'altra giornata di successi per lo Stato che ha sferrato un duro colpo a questa organizzazione criminale".

 

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