Migranti, 39 vittime in diversi naufragi nel Canale di Sicilia

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Si aggrava il bilancio delle ultime ore: ai 22 morti di cui ha dato notizia Medici senza frontiere, si aggiungono altre 17 persone trovate senza vita dalla Guardia Costiera

Si aggrava il bilancio delle vittime per i naufragi. Altri 17 cadaveri sono stati trovati su un barcone al largo della Libia su cui è intervenuta la nave militare irlandese "James Joyce". Lo riferisce la Guardia costiera che ha coordinato il soccorso di 1128 migranti tratti nel Canale di Sicilia nel corso di otto distinte operazioni. I migranti si trovavano a bordo di cinque gommoni, un barcone e due piccole imbarcazioni. Sono intervenute nelle operazioni Nave Grecale della Marina Militare, inserita nell'operazione "Mare Sicuro", la nave Enterprise di EunavforMed, la nave militare irlandese James Joyce e la nave Sea Watch 2 dell'omonima Ong.

 

Il precedente soccorso - Nella notte di mercoledì, ventidue cadaveri, 21 dei quali di donne, erano stati recuperati dalla nave Acquarius di Medici senza frontiere, dopo un intervento di soccorso a due imbarcazioni di migranti al largo delle coste libiche che ha consentito di trarre in salvo 209 persone. Trapani. Un'altra unità di Msf è invece arrivata a Pozzallo (Ragusa), con a bordo 628 migranti, soccorsi ieri nel Canale di Sicilia su dei gommoni in difficoltà.

 

Trasferite a bordo della nave 209 persone - "Quando la nostra equipe si è avvicinata al primo gommone, ha visto dei cadaveri che giacevano sul fondo dell'imbarcazione in una pozza di carburante - ha detto Jens Pagotto, capo missione di MSF per le operazioni di ricerca e soccorso - I sopravvissuti hanno passato diverse ore a bordo con i cadaveri. Molti di loro sono troppo traumatizzati per riuscire a raccontare quanto accaduto. Non è ancora chiaro come queste donne siano decedute."

Le equipe hanno trasferito a bordo della nave Aquarius 209 persone (177 uomini e 32 donne), tra cui 2 donne incinte e 50 bambini, di cui 45 non accompagnati.

I soccorsi - "Anche in questa occasione quando siamo arrivati per effettuare le operazioni di soccorso, due dei gommoni erano già sgonfi su un lato e avevano cominciato ad imbarcare acqua" ha detto Kim Clausen, coordinatore delle operazioni di Msf sulla Bourbon Argos. "Le imbarcazioni si trovano ad affrontare il mare in condizioni sempre più precarie, con pochissimo carburante, acqua e cibo a disposizione: la capacità di resistenza è di solo poche ore. Nelle ultime settimane, per evitare tragedie in mare, ci siamo trovati ad effettuare salvataggi in zone sempre più vicine alle acque libiche".

 


Data ultima modifica 21 luglio 2016 ore 20:17

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