Milano, Giardiello: "Pistola nascosta in tribunale tre mesi prima"

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Dichiarazione spontanea dell'immobiliarista che un anno fa uccise tre persone nel Palazzo di Giustizia. Per i famigliari delle vittime è una "confessione della premeditazione". Attesa per oggi la sentenza

"La pistola fu portata dentro il palazzo di giustizia tre mesi prima della strage e lì l'ho nascosta". Colpo di scena al processo con rito abbreviato a carico di Claudio Giardiello, l'immobiliarista che, il 9 aprile di un anno fa (la timeline), a Milano, uccise tre persone con una pistola: l'avvocato Lorenzo Claris Appiani, il magistrato Fernando Ciampi e il suo coimputato, in un processo per bancarotta, Giorgio Erba.

Il suo legale: "Sono perplesso"
- Una versione, quella consegnata in una dichiarazione spontanea da Giardiello al giudice che oggi dovrà pronunciare la sentenza, che cambia le carte in tavola, aggravando la sua posizione perché indica con chiarezza la premeditazione del gesto, negata dalla sua difesa durante le arringhe. Andrea Dondè, il suo legale, si è detto "molto perplesso" per la dichiarazione: "Non ha spiegato come l'ha fatta entrare, mentre, precedentemente, ha sempre detto di averla fatta entrare quel giorno". Per i famigliari delle vittime invece si tratta di una "confessione della premeditazione".

La posizione del vigilantes accusato -  Le parole di Giardiello inoltre potrebbero scagionare uno dei vigilantes all'interno del Tribunale, accusato di concorso in omicidio perché al varco di via San Barnaba non si sarebbe accorto che l'uomo stava entrando con una pistola Beretta. Il pm di Brescia Isabella Samek Lodovici ha chiesto l'ergastolo per Giardiello. Il gup si è ritirato in camera di consiglio per decidere il verdetto.

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