Scontro treni: la storia di Samuele, sette anni, sopravvissuto

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E' stato il primo a essere soccorso dai vigili del fuoco che lo hanno tranquillizzato facendogli vedere i cartoni animati sul cellulare. Per liberarlo dalle lamiere hanno dovuto lavorare mezz'ora. Molti feriti ancora sotto choc

E' stato il primo a essere soccorso dalle squadre di intervento sul luogo dello scontro dei treni in Puglia (foto - chi sono le vittime). Samuele, che ha compiuto oggi 7 anni anni, stava viaggiando insieme alla nonna su uno dei due convogli che si sono scontrati sulla linea tra Andria e Corato. Appena arrivati i vigili del fuoco hanno sentito il suo pianto disperato: era incastrato dietro un sedile, con un pezzo di lamiera che gli comprimeva il petto e gli impediva quasi di respirare. Per tranquilizzare il bambino la squadra di soccorso ha iniziato a fargli guardare cartoni animati sul cellulare, mentre iniziavano i complessi lavori per liberarlo. Dopo mezz'ora di duro lavoro è stato finalmente liberato e caricato su un elicottero che lo ha portato all'ospedale di Andria dove gli hanno dovuto estrarre ulteriori schegge di vetro dal corpo, ma ora sta bene. Nella notte lo hanno raggiunto i suoi genitori, che si trovavano a Milano. La nonna del piccolo invece non ce l'ha fatta ed è una delle 23 vittime dell'incidente.

Le storie dei sopravvissuti - I sopravvissuti dell'incidente sono tutti ancora sotto choc. Ai medici e a chi li assiste in ospedale continuano a ripetere di aver visto decine di cadaveri, di sentire ancora le urla della gente attorno a loro. Oppure stanno in silenzio. "Ero seduta di spalle, ho sentito soltanto un boato invadere tutto il vagone e poi mi sono ritrovata a terra. Tra noi c'era un signore che lavorava per il 118 e ci ha salvato, e' riuscito a farci uscire" racconta per esempio  Monica Gigantiello di 24 anni, e aggiunge: "Non voglio ricordare, ma non riesco a mandare via tutte le urla". Sabino, invece, ricorda. Lui è il figlio del vecchio primario del pronto soccorso dell'ospedale di Andria. "Mai avrei pensato di essere testimone di quello che papà mi ha raccontato tante volte, mai avrei creduto di poter vedere così tanto orrore". "Per miracolo, sono vivo per miracolo. Non mi ricordo nulla, sono vivo per miracolo" butta fuori con un filo di voce Michele, 35 anni. A lui è andata bene, solo qualche ferita lieve.

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