Difende moglie da insulti razzisti, profugo nigeriano ucciso a Fermo

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Un uomo italiano - ultrà della Fermana - avrebbe insultato la donna e picchiato il marito: è stato denunciato e al momento è a piede libero. La coppia era fuggita dall'Africa per le persecuzioni di Boko Haram

Era fuggito con la moglie dalla Nigeria a causa della minaccia dei terroristi islamisti di Boko Haram ed è finito ucciso per aver difeso la moglie dall'aggressione razzista di un ultrà della Fermana. E' successo a Fermo, nelle Marche, dove Emmanuel Chidi Namdi, un cittadino nigeriano di 36 anni, ospite del seminario arcivescovile della città, è morto dopo un giorno di coma in seguito alle aggressioni subite da un tifoso della squadra locale. L'italiano è stato denunciato e al momento è a piede libero, un amico che era con lui è entrato nell'inchiesta invece come testimone.

 

Immediata la reazione di cordoglio e sgomento di società civile e istituzioni, dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. 



La dinamica dell'aggressione - La dinamica dell'aggressione, avvenuta il 5 luglio, non è ancora chiara: secondo una prima ricostruzione, l'italiano avrebbe fermato la coppia mentre stava andando verso il centro della città chiamando la moglie di Namdi "scimmia africana". Ne è nato uno scontro nel quale il 36enne africano sarebbe stato primo preso a pugni e poi colpito con un palo della segnaletica stradale fino a ridurlo in coma. Portato in ospedale è morto dopo 24 ore.

 

Fuggiti per gli attacchi di Boko Haram - Emmanuel e la sua compagna erano stati accolti dalla Fondazione Caritas in veritate, guidata da don Vinicio (ascolta l'intervista), lo scorso novembre. Erano in fuga dalla Nigeria, dove avevano perso tutti i loro familiari in uno degli attacchi alle chiese cristiane da parte di Boko Haram e per arrivare in Italia avevano superato altre violenze in Libia.

Una traversata che era costata la vita al bimbo che lei portava in grembo. A gennaio don Vinicio li aveva uniti informalmente, per mancanza di documenti, in matrimonio nella chiesa di San Marco alle Paludi.


Negli ultimi mesi ordigni contro parrocchie impegnate nel sociale - Ed è stato proprio don Albanesi oggi a chiamare in causa, per l'aggressione, "lo stesso giro delle bombe davanti alle chiese", o quanto meno lo stesso clima culturale: "credono - ha detto il sacerdote - di appartenere alla razza ariana".

Secondo don Vinicio, infatti, l'aggressione che ha causato la morte di Namdi sarebbe legata a una serie di ordigni trovati nei mesi scorsi davanti alle parrocchie attive al fianco dei migranti. "E' un'aggressione razzista", sottolinea don Albanesi  secondo il quale "sta crescendo un clima di aggressività e di razzismo".

Tra febbraio e maggio in quattro parocchie della diocesi di Fermo sono stati piazzati ordigni esplosivi artigianali. Quattro anche i parroci presi di mira, tutti impegnati nel sociale e nell'assistenza a emarginati, tossicodipendenti e migranti.

Data ultima modifica 07 luglio 2016 ore 08:30

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