Doping, Schwazer: "Non mi scuso, non ho commesso alcun errore"

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L'atleta ha messo in dubbio la tempistica del test che lo indica positivo agli anabolizzanti: "Qualcuno non mi vuole alle Olimpiadi". La Iaaf tenta il blitz antidoping al Quirinale durante la cerimonia di consegna del tricolore tra gli atleti azzurri e Mattarella

"Come 4 anni fa sono qui a metterci la faccia, ma oggi non ci saranno scuse perché non ho commesso alcun errore. Allora ho sbagliato, stavolta no. E' un incubo". E' quanto dice Alex Schwazer dopo che il marciatore è stato trovato nuovamente positivo al doping.

Durante la conferenza stampa, l’atleta mette in discussione le tempistiche dell’analisi: “La positività è del 1° gennaio, accertata a maggio, 4 mesi dopo. Forse qualcuno non vuole che io vada alle Olimpiadi”. Schwazer ha parlato di rinnovate ostilità, “ce ne sono state per cercare di non farmi gareggiare e di non farmi vincere a Roma. Quando vinci sei il top, quando perdi o sbagli sei il peggio del peggio”.

 

Il legale: "Denuncia contro ignoti" - “Siamo contrariati e furiosi”, ha commentato il suo legale durante la conferenza stampa, ricordando il “percorso esemplare” dell’atleta che “non può accettare di essere rimesso in discussione per una vicenda nella quale non ha nessuna responsabilità, non se lo merita”. L'avvocato ha annunciato che farà una denuncia penale contro ignoti, dopo aver ricordato la “serie infinita di controlli trasparenti” e aver puntualizzato sul “prelievo, fatto il 1 gennaio. Dopo 4 mesi vedersi un test positivo a sostanze anaboliche ci lascia allibiti”.

 

Lo Iaaf respinto al Quirinale - I controlli antidoping della Iaaf sono arrivati stamattina anche alle porte del Quirinale, quando due ispettori si sono presentati per effettuare un prelievo alla marciatrice Elisa Rigaudo e sono stati respinti. L'atleta, infatti, stava partecipando alla cerimonia durante la quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato la bandiera italiana agli atleti in partenza per le Olimpiadi di Rio. Sembra che i due funzionari siano stati "ingannati" dalla troppa precisione dell'atleta che, obbligata a comunicare i suoi spostamenti per essere reperibile, ha indicato nell'elenco delle disponibilità anche la cerimonia di consegna della bandiera al Quirinale.

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