Migrante ucciso, protesta dei profughi a San Ferdinando

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Manifestazione davanti al municipio del comune calabrese. Ieri un cittadino maliano è stato ucciso da un carabiniere, rimasto ferito, che era intervenuto per sedare una rissa

Alcune centinaia di migranti hanno manifestato questa mattina a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, dopo la morte del cittadino maliano ucciso da un carabiniere che era intervenuto per sedare una rissa e che, a sua volta, era stato ferito da una coltellata. Il corteo è partito dalla tendopoli, che ospita circa 500 immigrati impegnati nei lavori dei campi e si trova al confine tra i comuni di San Ferdinando e Rosarno, e ha raggiunto la piazza antistante il Comune.

 

"Italia razzista" - Non si sono registrati episodi violenti ma la tensione era palpabile: i migranti, circa 400 secondo le forze dell'ordine, hanno intonato slogan contro i carabinieri definendoli "razzisti" e hanno esposto striscioni con la scritta "Italia razzista". “Non siamo qui per fare la guerra o per fare casini, siamo qui per lavorare e per mangiare. I carabinieri devono venire per mettere pace e non per uccidere - ha detto un migrante del Mali - Quello che è accaduto ieri non è giusto. E vogliamo che tutta l'Italia e tutta l'Europa lo sappiano".

 

L'incontro con il commissario del Comune - Alcuni dei migranti, tra cui Amadou il fratello di Sekine Traore, il giovane ucciso ieri, hanno poi incontrato in Municipio il vicequestore vicario di Reggio Calabria, Roberto Pellicone, e il dirigente della Digos Cosimo Candita. Secondo quanto si è appreso, i migranti hanno sostenuto che da parte del carabiniere che ha sparato "c'è stato un eccesso di legittima difesa" e hanno chiesto il rimpatrio della salma di Traore.

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