Milano, il presunto jihadista al gip: in Siria per aiutare i bambini

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Nel carcere di San Vittore gli interrogatori delle persone arrestate giovedì scorso: "Non volevamo trasformare la rabbia in azioni concrete"

"Vedendo le immagini dei bambini martoriati volevo andare in Siria ad aiutare la popolazione e non arruolarmi nell'esercito dell'Isis". E' quello che ha detto Abderrahim Moutaharrik, uno degli arrestati la scorsa settimana per sospetti legami con l'Isis, davanti al gip Manuela Cannavale. L'uomo come ha riferito il suo difensore l'avvocato Francesco Pesce, si è difeso, così come la moglie, spiegando che non avrebbe organizzato un attentato in Italia dove vive da 16 anni.  

Il difensore rispondendo ad alcune domande sulle intercettazioni ha affermato che i suoi assistiti non hanno negato di avere detto quelle frasi ma "hanno precisato che vanno lette in un contesto più ampio e che dal dire al fare ne passa".



Anche Abderrahmane Khachia, un altro degli arrestati in Brianza, ha respinto le accuse davanti al gip: “I miei al telefono erano solo discorsi esagerati. Non avevo intenzione di fare assolutamente nulla, non avrei fatto male a nessuno”. Il giovane, come ha riferito il suo difensore, l'avvocato Luca Bauccio, "ha solo detto delle parole in libertà. Non abbiamo elementi fattuali sui quali si può trovare un riscontro".  

Il legale, che presenterà istanza di scarcerazione, ha parlato del suo assistito come un ragazzo di 23 anni "con una vita normale che non corrisponde alla figura del terrorista e uno che in due mesi, si è scambiato alcuni messaggi ed è caduto in una situazione di cui non ha saputo capire la gravità o l'importanza e che ha sproloquiato al telefono". 

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