Omicidio Regeni, nuova rogatoria dei pm per tabulati e video

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Dopo la rottura tra Italia ed Egitto, la procura di Roma farà una nuova richiesta di acquisizione dei tabulati telefonici e dei filmati delle zone frequentate da Giulio. Il Cairo: non daremo questi documenti

La Procura di Roma settimana prossima inoltrerà una nuova rogatoria internazionale nella quale saranno riformulate alle autorità egiziane le richieste di acquisizione dei tabulati telefonici di una decina di persone e dei video delle zone frequentate da Giulio Regeni.

E' quanto si apprende da ambienti della Procura di Roma che, malgrado il fallimento del summit di ieri, non lascerà nulla di intentato per far luce sull'omicidio di Giulio Regeni.

La richiesta viene però definita incostituzionale dall'Egitto.

 

Fallimento degli incontri - Sono molte le domande degli investigatori italiani rimaste inevase dalla delegazione egiziana nel corso del vertice di due giorni che avrebbe dovuto aprire uno spiraglio sull'omicidio di Giulio. Niente video di sorveglianza, niente tabulati telefonici, neanche il verbale completo dell'autopsia e delle testimonianze raccolte. 

Un fallimento che ha portato alla reazione del governo italiano: richiamato per consultazioni l'ambasciatore Maurizio Massagi. "Vogliamo una sola cosa, la verità" dicono Matteo Renzi e il ministro Gentiloni. "Siamo amareggiati" sono le parole di Paola e Claudio Regeni, che però non perdono la speranza di arrivare alla verità.



Traduttori inutili - La procura di Roma si era presentata con una mezza dozzina di traduttori, in modo da poter mettersi immediatamente al lavoro sugli atti originali in arabo. Una presenza inutile, visto che le autorità egiziane si sono presentate con solo trenta pagine, molte delle quali contenenti informazioni già note.

 

Video e verbali - Nelle carte non c'è nessuna registrazione delle telecamere di sorveglianza della zona di Dokki dove Giulio è sparito, non i tabulati della decina di persone vicine al ricercatore indicate dagli investigatori italiani e nemmeno il verbale completo dell'autopsia. Sul tavolo gli egiziani non hanno messo neanche i verbali delle testimonianze chieste, a partire da quella dell'autista che ha ritrovato il corpo fino a quelle di una decina di persone tra cui sindacalisti, ambulanti, vicini e coinquilini di Regeni.



Tabulati telefonici - Soprattutto, non hanno portato a Roma l'elemento ritenuto fondamentale dalla procura: i tabulati di tutti i telefoni che agganciano la cella di Dokki il 25 gennaio e la cella che copre la superstrada Cairo-Alessandria il 3 febbraio. L'analisi di quel traffico è infatti determinante per capire quali telefoni fossero presenti nella zona quando Giulio è sparito. E incrociando quei dati con quelli della zona del ritrovamento e con quelli in possesso della procura grazie all'analisi del pc di Giulio, gli investigatori non escludono di poter individuare la pista giusta per arrivare ai torturatori e agli assassini del ricercatore.

Gli egiziani hanno preso tempo
- L'altro punto su cui la rottura è stata totale è la vicenda dei documenti di Giulio, 'riemersi' dopo due mesi a casa della sorella del presunto capo di una banda di sequestratori implicata nella scomparsa di Giulio. Tutti i componenti della banda sarebbero poi morti in uno scontro a fuoco con le forze di polizia. Un tentativo di prendere tempo e spingere nuovamente le indagini verso la pista della criminalità comune. Posizioni diametralmente opposte, con la verità sulla morte di Giulio ancora molto lontana. Un fallimento, appunto.


Data ultima modifica 09 aprile 2016 ore 19:34

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