Inchiesta petrolio, l'ex ministra Guidi dai pm di Potenza

1' di lettura

Dopo le dimissioni dal governo, l'imprenditrice sentita come persona informata dei fatti. Dalle intercettazioni presunte pressioni, anche nei confronti del governo

A sette giorni dalle dimissioni dal governo, Federica Guidi compare davanti ai pm di Potenza come persona informata dei fatti nell'ambito dell'inchiesta sul petrolio in Basilicata (non è indagata). Al centro dell'incontro con i magistrati, durato circa tre ore , due aspetti del filone "Tempa Rossa", il Centro Oli che la Total sta realizzando a Corleto Perticara (Potenza).

 

L'intercettazione sulla Boschi - Il primo riguarda l'intercettazione del novembre 2014 con il compagno Gianluca Gemelli (indagato) sull'emendamento alla Legge di Stabilità proprio per "Tempa Rossa". "Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d'accordo anche 'Mariaelena' (Boschi, ndr), quell'emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte", disse Guidi al telefono al compagno, a proposito dell'emendamento relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada 'Tempa rossa', a Corleto Perticara (Potenza), nei quali Gemelli stesso aveva interesse essendo alla guida di due società del settore petrolifero. Quella telefonata - definita "inopportuna" dal premier Renzi - ha portato alle dimissioni della Guidi.


Il ruolo del compagno della Guidi - Il secondo aspetto, invece, riguarda il ruolo che Gemelli, il compagno della Guidi, avrebbe avuto nella genesi e nella definizione dello stesso emendamento e, più in generale, dell'attività dell'ex ministra rispetto agli interessi delle compagnie petrolifere. Si tratta - per usare le parole di uno degli indagati, il dirigente della Total, Giuseppe Cobianchi - della "strada gemellica", una "scorciatoia", con il chiaro riferimento proprio a Gemelli, che le compagnie e le imprese, non soltanto di Tempa Rossa, avevano individuato per risolvere i loro problemi, accelerando le procedure previste, grazie al legame tra l'imprenditore e l'esponente del Governo.

 

Il presunto ricatto su foto di Delrio - Secondo quanto riferito da alcuni quotidiani, infine, nelle intercettazioni ci sarebbe anche una traccia di un  tentativo di ricatto ai danni del ministro Delrio che sarebbe stato pensato da  Valter Pastena, consulente al Mise vicino a Gemelli. A Gemelli Pastena avrebbe detto: "Ti puoi togliere qualche sfizio... I Carabinieri (...) sono venuti a portarmi il regalo in ufficio (...) Usciranno le foto di Delrio a Cutro con i mafiosi...
Tu non ti ricordi quello che io ti dissi, che c'era un'indagine, quelli che hanno arrestato a Mantova, a Reggio Emilia, i Cutresi, quelli della 'ndrangheta... (...) chi ha fatto le indagine è il mio migliore amico, e adesso ci stanno le foto di Delrio con questi...".

 

 

Data ultima modifica 07 aprile 2016 ore 13:18

Leggi tutto