Omicidio Yara, la difesa chiede i domiciliari per Bossetti

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"Chiediamo di sostituire il carcere con arresti domiciliari e braccialetto elettronico", dicono in aula i legali del muratore accusato della morte della 13enne, sostenendo che non ci sarebbe pericolo di fuga, d'inquinamento di prove e di reiterazione del reato. L'avvocato della famiglia Gambirasio: "Sono sconvolto dalle parole della difesa"

I legali di Massimo Giuseppe Bossetti, unico imputato nel processo per la morte di Yara Gambirasio, hanno chiesto i domiciliari per il muratore di Mapello. “Chiediamo di sostituire la misura di custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari e braccialetto elettronico", ha detto l'avvocato Paolo Camporini in aula. Secondo il legale, che ha consegnato alla Corte una relazione di Marita Comi, moglie di Bossetti, in cui la donna si dice disponibile ad accoglierlo a casa, non ci sarebbe pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. “La casa di Bossetti è in un posto isolato, facilmente sorvegliabile”, ha aggiunto. La pm Letizia Ruggeri si è opposta alla richiesta, la Corte si è riservata di decidere.

"Sconvolto" il legale dei Gambirasio - “Sono sconvolto” dalle parole usate dalla difesa di Bossetti per chiedere i domiciliari, ha invece detto l’avvocato Enrico Pelillo, legale dei genitori di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate scomparsa nel novembre del 2010 e il cui corpo fu ritrovato senza vita il 26 febbraio 2011. “L'imputato e la vittima appartengono a mondi diversi – ha detto ancora Pelillo –: il primo è vivo, Yara è al Creatore”.

Ascoltato il titolare di Bossetti -
La richiesta dei domiciliari è arrivata nel corso di un’udienza in cui è stato ascoltato anche Massimo Maggioni, titolare della ditta per cui Bossetti stava lavorando nel 2010. Maggioni ha parlato come teste, ma è anche parte civile: l’imputato, infatti, è accusato di averlo ingiustamente incolpato del delitto. “Non ho mai detto che Bossetti restava impassibile quando nel cantiere di Palazzago veniva Fulvio Gambirasio. Restava in silenzio, ma come tutti noi”, ha precisato Massimo Maggioni. L’uomo ha poi aggiunto di non aver mai notato cambiamenti nel comportamento di Bossetti. Il papà di Yara si recava nel cantiere per effettuare delle misure: la sua azienda forniva infatti delle guaine. "Quando lo vedevamo si restava un po' così, un po' straniti", ha detto Maggioni. Che ha spiegato di conoscere Fulvio Gambirasio fin da piccolo, perché cresciuti entrambi a Brembate Sopra, ma che le loro famiglie non si frequentavano. A proposito della scomparsa di Yara, Maggioni ha detto che con Bossetti si parlava "solo di quello che scrivevano i giornali".

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