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Corruzione e finanziamento illecito: sono queste le accuse per il politico nell'ambito di uno dei filoni dell'inchiesta che ha scosso il Campidoglio. Non contestato il reato di associazione mafiosa. Udienza fissata al 23 marzo. La reazione: "Ho la coscienza pulita e non ho nulla da patteggiare"

L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato rinviato a giudizio in uno dei filoni dell'inchiesta Mafia Capitale. Lo ha deciso il gup Nicola Di Grazie, mandando il politico a processo per corruzione e illecito finanziamento. L'udienza è stata fissata al 23 marzo davanti alla II sezione del Tribunale Penale di Roma.

La reazione di Alemanno - "Non ho chiesto riti alternativi proprio per dimostrare pubblicamente la mia innocenza. Ho la coscienza pulita e per questo non ho nulla da patteggiare", ha dichiarato in una nota l'ex sindaco di Roma. E ancora: “Affronto il processo con animo sereno perché sono fiducioso nell'operato della magistratura e convinto che al dibattimento sarà accertata e provata l'assoluta correttezza del mio operato".

Le accuse -
Nei confronti del politico non è contestato il reato di associazione di stampo mafioso. Secondo la Procura, Alemanno tra il 2012 e il 2014 avrebbe ricevuto 125 mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio. I soldi, in base all'impianto accusatorio, sarebbero giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati e sarebbero stati versati alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno. Per il pm Alemanno, tramite Franco Panzironi, ex Ad di Ama e già imputato nel maxiprocesso di Mafia Capitale, avrebbe ricevuto, attraverso la fondazione, 75 mila euro per finanziare cene elettorali e altri 40mila per sostenere la fondazione.

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