Caso De Luca, trasferita la giudice che lo avrebbe agevolato

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Assegnata ad un'altra sezione del tribunale di Napoli Anna Scognamiglio, relatrice dell'ordinanza che permise al governatore della Campania di rimanere al suo posto. L'intercettazione che chiamerebbe in causa il giudice e il marito non sarebbe agli atti. Lei si difende: "Intercettazioni distorte, non ho anticipato sentenza a mio marito. Contro di me processo mediatico" 

Ribadisce di essere "parte lesa" e che lui di questa inchiesta che lo vede indagato insieme ad altre sei persone "non sa nulla di nulla". Indagato per concussione per induzione, De Luca non ci sta a finire sul banco dei colpevoli. Se c'è qualcosa "di grande dietro questa vicenda io non lo so. Ripeto non so niente di niente". Intanto, è stata trasferita ad altra sezione del tribunale di Napoli Anna Scognamiglio, la giudice relatore dell’ordinanza che permise al governatore della Campania di rimanere al suo posto. Lei si difende: "Le intercettazioni sono state distorte, non ho anticipato la sentenza a mio marito. Contro di me processo mediatico".

Trasferita Scognamiglio - La vicenda è quella che vede coinvolta la componente del collegio del Tribunale civile di Napoli che lo scorso 22 luglio si è espresso all'unanimità a favore di De Luca, confermando la decisione presa venti giorni prima dal giudice monocratico che aveva accolto il ricorso del governatore contro la sospensione dall'incarico per effetto della legge Severino.

 

Intercettazione non agli atti - L'intercettazione che chiamerebbe pesantemente in causa il giudice Scognamiglio e il marito, l'avvocato Guglielmo Manna, non sarebbe tra gli atti al vaglio della procura di Roma. "Abbiamo finito, è fatta" avrebbe detto il magistrato, il giorno della decisione su De Luca, in una telefonata al coniuge mentre ancora era in camera di consiglio; qualche minuto dopo Manna avrebbe mandato un sms allo staff di del governatore: "è andata come previsto". Quella presunta telefonata pero' - si è appreso in ambienti giudiziari - non figura tra gli atti.

 

Il ruolo dell'avvocato Manna  -  Agli atti della Procura di Roma, ci sarebbero però intercettazioni che evidenziano come uno degli indagati, l'avvocato Guglielmo Manna - marito del giudice Anna Scognamiglio - si sia mosso, personalmente e con l'ausilio di intermediari, facendo pressioni - sottolineano gli investigatori della Mobile di Napoli, nell'informativa agli atti - per ottenere una nomina di vertice nel settore della sanità.

 

"Io non faccio il direttore generale, tu non farai il presidente della Giunta regionale” - "Io non faccio il direttore generale e va bene, però tu non farai il presidente della Giunta regionale. Io perdo 5 tu perdi 100", diceva Manna parlando in auto con l'avvocato Gianfranco Brancaccio, un altro degli indagati, il 20 agosto, ad un mese dalla decisione del tribunale civile sul congelamento della sospensione del governatore. "A questo punto voglio capire, perché io i patti li ho rispettati, e si è fatto quello che si era detto", aggiunge Manna. "Ora sta a loro giocare...", risponde Brancaccio.

La giudice si difende -
La giudice, intanto, si difende attraverso una dichiarazione diffusa tramite il suo legale, Giovanbattista Vignola. “Posso escludere in maniera assoluta che io abbia potuto comunicare a terzi, e quindi anche a mio marito, che era stata già presa una decisione definitiva favorevole a De Luca", si legge. E ancora: le due intercettazioni pubblicate sono state “totalmente distorte da chi le ha trasmesse agli organi di stampa conferendo loro un inequivoco significato accusatorio nei miei confronti”. “Mi sento, a dir poco, preoccupata ed enormemente amareggiata dal fatto che, mentre io sono totalmente ignara degli atti di causa e posta, quindi, nella impossibilità di difendermi, si celebri, al contempo, un processo mediatico ai miei danni, con relativa 'condanna definitiva'", conclude la nota.

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