Processo escort: 7 anni e 10 mesi a Tarantini, 16 mesi a Began

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L’imprenditore di Bari e "l’ape regina" delle feste organizzate a casa dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi erano accusati a vario titolo di associazione per delinquere e prostituzione. Patrizia D’Addario: mi hanno rovinato

Il Tribunale di Bari ha condannato a 7 anni e 10 mesi Gianpaolo Tarantini e a 16 mesi Sabina Began, “l'ape regina” delle feste organizzate tra il 2008 e il 2009 nelle residenze dall'ex premier Silvio Berlusconi. I due - accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere e prostituzione - sono tra i 7 imputati del cosiddetto “processo Escort” .

 

Per il Cav atti a pm per intralcio giustizia – I giudici hanno poi trasmesso gli atti alla procura per l'eventuale esercizio dell'azione penale nei confronti di Silvio Berlusconi ai sensi dell'articolo 377 del Codice penale (intralcio alla giustizia).

 

Le condanne – All’imprenditore barese sono stati attribuiti numerosi casi di reclutamento di prostitute e un solo caso di favoreggiamento. Non sono stati attribuiti invece né il reato di induzione né di sfruttamento della prostituzione e neanche quello di associazione per delinquere.

Oltre a Tarantini e a Began, la Corte ha condannato Massimiliano Verdoscia a tre anni e sei mesi e Pierluigi Faraone a due anni e sei mesi. Sono invece stati assolti dalle accuse Claudio Tarantini, fratello di 'Gianpi', e Francesca Lana. Il Tribunale, al termine di cinque ore di camera di Consiglio, non ha riconosciuto il reato di associazione per delinquere.

 

D'Addario: mi hanno rovinato - La sentenza ha infine respinto l'eccezione di illegittimità costituzionale avanzata da alcuni avvocati e non ha riconosciuto i risarcimenti richiesti. Patrizia D'Addario, una delle parti lese costituitesi al processo, al termine è scoppiata a piangere: "Sono molto delusa, mi hanno rovinato", un suo primo commento. Poi, ha avuto un malore ed è stata ricoverata al policlinico di Bari. Sottoposta ad una lavanda gastrica è fuori pericolo. L'avvocato ha spiegato ai giornalisti che la sua assistita, in preda alla disperazione per il mancato risarcimento, "ha ingerito 40 compresse di Eutirox, un farmaco per la tiroide, e ha lasciato una lettera nella quale scrive 'Fai giustizia e aiuta la mia famiglia'".  

 

D'Addario: "Delusa per mancato risarcimento"

 


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