Caso Cucchi, altri 4 i carabinieri indagati

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I militari dell'Arma finiscono sotto inchiesta dalla procura di Roma per la morte del giovane geometra arrestato per spaccio nel 2009. Per tre di loro si ipotizza il reato di lesioni dolose. La sorella Ilaria: "Ho piena fiducia nei magistrati, sanno chi sono i responsabili"

Sono diventati cinque i carabinieri  indagati dalla procura di Roma nella nuova indagine sulla morte di  Stefano Cucchi, il giovane geometra deceduto l'ottobre del 2009 all'ospedale Sandro  Pertini dove era stato ricoverato dopo essere stato arrestato per  spaccio di stupefacenti. Altri quattro militari dell'arma sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati. Tre sono accusati di lesioni aggravate. Il quarto è iscritto per falsa testimonianza, così come il primo, un ufficiale, già indagato da tempo. I primi tre sono i militari che parteciparono alla perquisizione in casa Cucchi ed al trasferimento di questi nella caserma Appia.

Ilaria Cucchi: "Piena fiducia nei pm, sanno chi sono i responsabili"
- "Ho piena fiducia nel procuratore Pignatone e nel Pm Musarò" ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che chiede da sempre che si faccia luce sulla morte del giovane. "Sono convinta che loro sanno chi sono i responsabili della morte di mio fratello". "Tra qualche giorno - spiega Ilaria - sarebbe scattata la prescrizione. Non solo, tra 9 giorni è l'anniversario della morte di Stefano, e io sono sempre più convinta che le cose non accadono mai per caso...".

Il legale della famiglia: "Interrotta la prescrizione" - Il fascicolo sulla morte di Stefano Cucchi è stato riaperto dalla procura romana, dopo che nel processo di appello erano stato assolti tutti gli imputati,  in base un esposto contro il medico legale dai familiari del giovane deceduto. "Come avevamo detto fin da subito, la procura di Roma è andata ben oltre il primo contributo alle indagini che noi abbiamo dato" ha commentato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi. "Questi successivi passi - ha aggiunto Anselmo - confermano quanto da noi detto al trapelare delle prime indiscrezioni. Ora abbiamo altri indagati e tra di essi alcuni sono accusati di lesioni dolose aggravate. Loro ma non solo sono i veri responsabili della morte di Stefano. Questa contestazione, che riteniamo essere provvisoria, interromperà la prescrizione. Ma, lo ribadiamo con forza e lo stiamo provando, senza quei pestaggi Stefano sarebbe ancora vivo. Questo è certo ed ormai tutti lo hanno capito".

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