Svolta nell'omicidio dei fidanzati di Pordenone, c’è un indagato

Trifone Ragone e Teresa Costanza
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A sei mesi dall’uccisione di Trifone Ragone e Teresa Costanza, freddati il 17 marzo mentre si trovavano in auto nei pressi del palazzetto dello sport, un uomo è stato iscritto nel registro degli indagati. Si tratterebbe di un commilitone del ragazzo ammazzato, che non avrebbe alibi

C'è un indagato per l'omicidio dei fidanzati Trifone Ragone e Teresa Costanza, uccisi il 17 marzo scorso  a colpi di pistola mentre erano in auto in un parcheggio di Pordenone, vicino al palazzetto dello sport. A sei mesi dal duplice  delitto una persona è stata ora iscritta nel registro degli indagati.
Si tratterebbe, secondo quanto si apprende, di un commilitone di Ragone, che sarebbe un suo ex coinquilino e che non avrebbe alibi. La sua iscrizione nel registro degli indagati sarebbe stata decisa dalla magistratura pordenonese per dare la possibilità all'uomo di nominare propri consulenti per accertamenti irripetibili sul caricatore recuperato dal laghetto nei giorni scorsi.  

Sei mesi fa il duplice omicidio - Trifone Ragone, 29 anni, originario di Monopoli (Bari), Sottufficiale dell'Esercito, e la compagna Teresa Costanza (30), originaria di Agrigento, laureata alla Bocconi e dipendente delle Assicurazioni Generali, vennero trovati morti la sera del 17 marzo scorso, all'interno della loro vettura all'esterno del Palazzetto dello Sport di Pordenone, città dove vivevano. A ucciderli, cinque colpi di Beretta calibro 7.65 sparati a bruciapelo e con estrema precisione, tanto da indurre gli inquirenti a ipotizzare l'azione di un killer professionista, capace di agire velocemente senza dare nell'occhio e di dileguarsi.

La ricostruzione del duplice omicidio:




Le indagini - I possibili moventi sono stati tutti scandagliati: debiti non pagati, ammiratori delusi, corteggiatori fattisi troppo insistenti, screzi occasionali, criminalità organizzata, anche possibili traffici di anabolizzanti, visto l'impegno dei due nell'attività fisica e sportiva. Ventagli di ipotesi che avevano sollevato anche le proteste dei familiari, preoccupati di salvaguardare la memoria dei loro cari.


La svolta - Il lavoro, che ha coinvolto Ris e Ros dei Carabinieri, oltre agli investigatori del Comando Provinciale dell'Arma, hanno avuto una svolta improvvisa la scorsa settimana, con la decisione di compiere delle ricerche con i sommozzatori nel vicino laghetto del parco di San Valentino, area verde vicina al Palasport. Con il ritrovamento di un caricatore risultato "compatibile" con l'arma utilizzata nel duplice delitto.

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