Roma, Colosseo e Fori chiusi per assemblea sindacale. Governo: "Musei servizi essenziali"

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Per tre ore porte sbarrate nei siti archeologici più importanti della Capitale. Renzi: "No alla cultura ostaggio di quei sindacalisti". Franceschini: la misura è colma. Camusso: strano Paese se non si può fare un'assemblea. Il sindaco Marino: schiaffo ai visitatori. Il presidente dell'Authority: "Assemblea regolare, ma continuiamo a dare pessima immagine". Cdm vara decreto

"I servizi museali sono esercizi pubblici essenziali". In altre parole, devono sempre e comunque garantire un servizio minimo. Queste le parole del presidente del Consiglio al termine di una giornata convulsa sia per il mondo politico-sindacale sia per i cittadini. Per tre ore infatti, i siti archeologici più importanti di Roma, fra i quali il Colosseo, il Foro Romano e Palatino, le Terme di Diocleziano e Ostia Antica, sono rimasti chiusi per un'assemblea sindacale - regolarmente convocata per dibattere delle critiche condizioni dei lavoratori del settore (le foto).  Tanti i disagi per i turisti che si sono visti le porte sbarrate fino alle 11.30 di mattina, anche se su alcuni cartelli del Comune affissi ai musei il messaggio riportava che la chiusura si sarebbe protratta sino alle 11.30 pm, (le 23.30). Per fortuna si è trattato solo di un errore di traduzione. Reali, invece, sono stati i problemi per coloro che, in molti casi, hanno dovuto rinunciare a visitare alcuni dei siti archeologici più belli d'Italia. "La misura è colma" ha detto il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Immediata la replica del segretario di Cgil, Susanna Camusso, per la quale "un Paese dove non si può fare un'assemblea è un Paese strano". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, però, non ci sta e, come annunciato in giornata, durante la conferenza stampa al termine del Cdm presenta il decreto per evitare che situazioni simili si ripresentino.



Scioperi: Cdm, musei come servizi pubblici essenziali - Da ora in poi l'apertura dei musei e dei luoghi di cultura (senza alcuna distinzione tra quelli statali, comunali, privati e non) è contemplata tra i servizi pubblici essenziali e come tale regolata dalla normativa già applicata, ad esempio, per i trasporti, nelle scuole o negli ospedali per impedire l'interruzione del servizio. "Nessun attentato al diritto di sciopero ma in Italia la cultura sta dentro i servizi pubblici essenziali: non diciamo che non si possono fare le assemblee ma se pago migliaia di soldi un biglietto e faccio migliaia di chilometri avrò il diritto di visitare un museo senza che un'assemblea mi neghi questo", ha spiegato Renzi dopo il consiglio dei ministri. "L'assemblea si può fare, ma senza che chi arriva trovi chiuso: pieno rispetto dei diritti sindacali ma è impensabile che l'Italia che sta ripartendo non sia in grado di accogliere turisti che vengono a casa nostra e che non sanno cos'è un'assemblea sindacale E' un principio di buon senso", ha concluso Renzi. In mattinata lo stesso premier, su Twitter, aveva annunciato: "Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia".

 

 

 

Franceschini: misura colma. Marino: schiaffo ai turisti - E Franceschini aveva parlato di "misura ormai colma" pensando ai disagi che avevano colpito migliaia di visitatori in attesa. "Proprio nel momento in cui la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell'azione di governo - aveva detto il ministro dei Beni Culturali -, proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, proprio mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l'attenzione del mondo sull'Italia, proprio mentre io sono come ministro impegnato nelle discussioni preparatorie per la legge di stabilità a cercare di portare più risorse per la cultura e per il personale del ministero, una nuova assemblea sindacale, questa volta al Colosseo e ai più importanti siti archeologici di Roma, fa restare turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo. Il buonsenso nell'applicare regole e nell'esercitare diritti evidentemente non basta più per evitare danni al proprio Paese". E se il Codacons ha parlato di "danno d'immagine della città" e di "vergogna", per il sindaco Marino quanto avvenuto questa mattina "è uno schiaffo in faccia alle persone e uno sfregio per il Paese". Ma i sindacati non ci stanno: "La vertenza sui beni culturali potrebbe portare ad uno sciopero nazionale e le dichiarazioni odierne del ministro Franceschini certo non aiutano. Cgil, Cisl e Uil hanno già avviato le procedure previste dalle legge", spiega il coordinatore nazionale Cgil per il Mibact Claudio Meloni.

L'iter del decreto -
Incassato l'ok del Consiglio dei ministri, il decreto andrà ora alla firma del Presidente della Repubblica e sarà in vigore dalla pubblicazione in gazzetta per poi seguire l'iter parlamentare che lo trasformerà in legge. "Ma c'erano tutti i caratteri di urgenza e necessità", sottolinea Franceschini, alludendo ai precedenti di Pompei e dello stesso Colosseo, ma anche alle proteste annunciate per il settore nei prossimi giorni.

 

 

 

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