Verdini a Berlusconi: vado via. Senatore rinviato a giudizio

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I due non sarebbero riusciti ad appianare le divergenze e l'ex coordinatore di Fi avrebbe comunicato all'ex premier l'intenzione di formare un nuovo gruppo. Nelle stesse ore il gup di Firenze ha ordinato il processo per bancarotta

Le posizioni restano distanti, ti confermo l'intenzione di voler andare via. Sarebbero state queste, secondo indiscrezioni, le parole che Denis Verdini avrebbe detto a Silvio Berlusconi durante il loro incontro a Palazzo Grazioli. Nelle stesse ore, il senatore è stato rinviato a giudizio dal gup di Firenze per bancarotta.

L’incontro con Berlusconi - Il faccia a faccia tra l’ex coordinatore di Forza Italia e l’ex premier, quindi, non sarebbe servito ad appianare le divergenze politiche tra i due. Anzi, dopo le tensioni degli ultimi mesi, Verdini si sarebbe presentato a casa di Berlusconi con già in tasca la lettera da inviare al presidente del Senato Pietro Grasso con la comunicazione della nascita del nuovo gruppo e l'adesione di 11 senatori in tutto. Alla fine dell’incontro, durato un paio d’ore, Verdini non ha rilasciato dichiarazioni. Alcune fonti, però, assicurano che l’annuncio ufficiale dell'addio a Forza Italia arriverà nei prossimi giorni.

Il rinvio a giudizio - Per Verdini, poi, il 13 ottobre ci sarà la prima udienza di questo nuovo processo. Il rinvio a giudizio è arrivato nell'ambito di un procedimento in cui viene ipotizzata la bancarotta fraudolenta e la bancarotta preferenziale per il fallimento di una ditta che aveva un debito di 4 milioni di euro con il Credito Cooperativo fiorentino, presieduto all’epoca dall’esponente di Forza Italia. A giudizio anche due imprenditori, padre e figlio.

La ricostruzione dell’accusa - Secondo l'accusa, nel 2010 ci sarebbe stata una triangolazione di denaro fra il Credito Cooperativo fiorentino e le imprese di Ignazio Arnone, la Srl Arnone, e del figlio Marco, la Cdm Costruzioni. La srl Arnone, dichiarata fallita nell'ottobre 2011, aveva un debito di 4 milioni con la banca di Verdini. In pratica, per la procura la banca avrebbe affidato alla Cdm costruzioni dei lavori di ristrutturazione di una sua filiale, pagandoli circa 1,7 milioni. Parte di quella cifra sarebbe stata girata dalla Cdm Costruzioni alla Srl Arnone, grazie a una sorta di subappalto che i pm ritengono sia stato fittizio, nel senso che quei lavori non sarebbero stati eseguiti. La Srl Arnone avrebbe così potuto versare 750 mila euro alla banca, per coprire parte del suo debito. Secondo la procura, Verdini sarebbe stato il regista di questa operazione, che da una parte avrebbe provocato il fallimento della Cdm Costruzioni, nell'agosto 2012, e dall'altra avrebbe favorito il Credito Cooperativo rispetto agli altri creditori della Srl Arnone.

L’avvocato di Verdini: “Capo d’imputazione non sta in piedi” - “Se l'imputato si fosse chiamato Giuseppe Rossi non sarebbe stato rinviato a giudizio – ha commentato Massimo Rocchi, legale di Denis Verdini –. Il capo di imputazione non sta in piedi perché è contraddittorio. Si contestano due condotte che non possono esistere contemporaneamente”.

Data ultima modifica 23 luglio 2015 ore 22:41

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