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Le Procure siciliane smentiscono l'intercettazione pubblicata dal settimanale in cui il medico del governatore avrebbe attaccato la Borsellino. Ma prosegue la polemica politica. Il presidente della Regione: possiamo valutare un percorso per una chiusura anticipata della legislatura

Vincenzo Lo Re, legale del presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, ha annunciato che il governatore chiederà 10 milioni di risarcimento al settimanale L'Espresso per la pubblicazione di una presunta intercettazione telefonica. Intanto, però, mentre anche la Procura di Caltanissetta smentisce l'esistenza dell'intercettazione, continua la bufera politica sul governatore. "Fatte alcune cose importanti per la Sicilia", ha detto Crocetta, "possiamo valutare con Parlamento e maggioranza, dentro il centrosinistra, un percorso per una chiusura anticipata della legislatura". E a Sky TG24 ha poi ribadito l'inesistenza dell'intercettazione.

L'intervista integrale

10 milioni di euro di risarcimento - "A proposito della telefonata che non esiste si mette sullo stesso piano la dichiarazione del procuratore della Repubblica di Palermo e di tale Luigi Vicinanza, direttore dell'Espresso", ha detto il legale che ha poi proseguito: "Dopo la smentita della procura abbiamo deciso di procedere con un'azione civile risarcitoria chiedendo 10 milioni di euro a L'Espresso, ai due giornalisti che hanno redatto articolo e al direttore per omesso controllo". Il governatore siciliano ha deciso di procedere anche contro lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco e il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia.

 

Espresso: "Causa proverà nostra correttezza" - "La causa annunciata dai legali di Rosario Crocetta può diventare l'occasione processuale per comprovare la piena correttezza del comportamento dell'Espresso e per fare definitiva chiarezza su quanto è avvenuto", ha commentato la direzione del settimanale replica all'azione risarcitoria annunciata dal legale del governatore.

 

Il caso - Secondo il settimanale, Matteo Tutino, primario dell'ospedale palermitano Villa Sofia nonché amico e medico di Crocetta, avrebbe detto in una conversazione col governatore che Lucia Borsellino, figlia del magistrato Paolo Borsellino ucciso nel 1992 dalla mafia ed ex assessore della giunta Crocetta, "va fatta fuori. Come suo padre". Secondo l'Espresso, Crocetta non avrebbe replicato a tali frasi. La procura di Palermo ha smentito che le frasi riportate dal settimanale siano contenute in un fascicolo d'inchiesta o che siano state registrate durante intercettazioni. L'Espresso però ha insistito: l'intercettazione risulterebbe nei "fascicoli secretati" dell'inchiesta.

 

Data ultima modifica 21 luglio 2015 ore 12:44

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