Sequestrati cellulari dei compagni del ragazzo morto in gita

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Proseguono le indagini sulla morte di Domenico Maurantonio, il 19enne precipitato dalla finestra di un hotel a Milano mentre era in gita con la scuola. Il padre: "Pensavo che i ragazzi parlassero"

Sono già passati 15 giorni dalla morte di Domenico Maurantonio e non ci sono ancora risposte. Nessuno sa, o vuole dire, come lo studente del liceo di Padova sia precipitato da una finestra del quinto piano di un hotel di Milano, dove era ospite con la classe per una gita a Expo.
"Avevo immaginato che i ragazzi fossero sotto choc, che il loro silenzio fosse il frutto del contraccolpo per quanto accaduto -  dice il padre al Corriere della Sera - Sono passate due settimane da quella notte terribile. Pensavo che a questo punto parlassero, che raccontassero quello che è davvero successo".

Sequestrati cellulari di alcuni compagni
- E invece nulla. Per ora. Sì, perché gli inquirenti e gli investigatori che indagano sul caso del 19enne hanno sequestrato i cellulari di diversi compagni di classe per analizzare chat e sms scambiati quella notte. Negli ultimi giorni sono stati interrogati di nuovo. Alcuni di loro avrebbero fornito testimonianze utili.

Nel sangue non c'era alcool -
I primi esami tossicologici, intanto, rivelano che le tracce di alcol presenti nel corpo di Domenico erano moderate e che non è stato trovato lassativo. Bisogna però attendere ancora per capire quanto di quell'alcol sia stato assorbito o espulso e risalire all'esatta quantità ingerita. L'assenza di lassativi, invece, non esclude da sola la presenza di qualche altra sostanza somministrata per burla. "Certamente non si è trattato di un suicidio né di un incidente - ripete il padre di Domenico - Cadere da quella finestra per “errore” è praticamente impossibile. Ci sono stato, ho visto l’hotel".

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