Sbarchi, le intercettazioni dei trafficanti di uomini

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Un'indagine coordinata dalla Dda di Palermo è riuscita a dare un nome e un volto all'organizzazione criminale milionaria che specula sulla disperazione dei migranti. 15 gli arresti, 9 sono riusciti a sfuggire alla cattura. ASCOLTA LE TELEFONATE

Si occupavano di tutto. Dalla traversata del deserto, ai lunghi periodi di permanenza nei campi di prigionia libici in attesa dell'imbarco. Dall'odissea in mare verso le coste siciliane, al viaggio verso la terra promessa, l'Europa. Ogni tappa aveva un costo. E i migranti, costretti da fame e guerra a lasciare le proprie case, pagavano per tutti i "servizi" acquistati (lo speciale). Dietro al business eritrei, etiopi, ghanesi, ivoriani. Come i loro connazionali in fuga. Uomini senza scrupoli capaci di mettere su una rete transnazionale efficientissima. E milionaria. In 15 sono stati fermati dallo Sco della polizia che, grazie a una complicatissima indagine coordinata dalla Dda di Palermo, per la prima volta è riuscita a dare un nome e un volto ai trafficanti di uomini e ricostruirne il ruolo nell'organizzazione. Sono sfuggiti alla cattura in nove. Tra loro i due capi del network criminale: Ghermay Ermias, etiope, e Yehdego Medhanie Mered, eritreo. La situazione politica della Libia, Paese in cui entrambi vivono e operano, rende praticamente impossibile dare esecuzione al mandato di cattura europeo emesso nei loro confronti.

L'inchiesta iniziata due anni fa - L'inchiesta è partita due anni fa, quando davanti alle coste di Lampedusa un barcone si inabissò portando con sé la vita di 366 migranti. Grazie alle testimonianze dei superstiti, i pm Geri Ferrara e Claudio Camilleri, e gli agenti delle Squadre Mobili di Palermo e Agrigento sono riusciti a identificare uno degli scafisti dell'imbarcazione. Da lui, poi condannato a 20 anni di carcere, con un paziente lavoro investigativo e grazie al contributo di intercettazioni ambientali particolarmente complesse, visti i dialetti parlati dai protagonisti, la Procura è riuscita a risalire all'intera organizzazione criminale che può contare in Italia su diverse cellule. Ne è emerso un quadro drammatico: trafficanti senza scrupoli che arrivano a comprare "pacchetti" di migranti da altre bande, ne organizzano la traversata del deserto verso la Libia.

L'organizzazione criminale - Le vittime pagano allora il primo dazio: cifre che arrivano a 5000 dollari ciascuno. Sulle coste del Paese nordafricano, in condizioni disumane, sorvegliati da guardie armate e spesso sottoposti a torture e violenze, i profughi aspettano di poter partire. Quando il mare lo consente, spesso su imbarcazioni stipate fino all'inverosimile, come confessa compiaciuto Ghermay in un'intercettazione, e si mettono in viaggio. E pagano altri 1500 dollari. Ma "l'assistenza" criminale dell'organizzazione di trafficanti non si arresta davanti alle coste siciliane perché, una volta usciti dai centri di identificazione, parte della banda, anche con complicità nelle strutture di accoglienza, si occupa, prima della permanenza clandestina in Italia, poi del trasferimento verso il nord Europa, spesso meta finale del viaggio.

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