Mafia, Corte Strasburgo: "Contrada non andava condannato"

1' di lettura

Il reato non "era sufficientemente chiaro": con questa motivazione la Corte europea dei diritti umani è intervenuta sulla sentenza dell'ex del Sisde. Lo Stato dovrà versargli 10 mila euro per danni morali. Il primo commento: "La mia vita è distrutta"

Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non "era sufficientemente chiaro".
Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. Lo Stato italiano deve versare all'ex numero due del Sisde 10 mila euro per danni morali.
"Ventitrè anni di vita devastati non potrà restituirmeli nessuno. Così come i 10 anni trascorsi in carcere", è stato il primo commento di Bruno Contrada

Violato l'articolo 7 della Convenzione - La Corte in una nota sottolinea che la sentenza di condanna a Contrada ha violato l'articolo 7 della Convenzione europea per i diritti umani che stabilisce che non ci può essere condanna senza che il reato sia chiaramente identificato dai codici di giustizia. Nel caso della fattispecie di reato contestata a Contrada, il concorso esterno in associazione mafiosa, la Corte nota che essa "non era sufficientemente chiara e prevedibile per Contrada ai tempi in cui si sono svolti gli eventi in questione", e quindi ha riconosciuto la violazione della Convenzione europea da parte dell'Italia, in quanto le pene non possono essere applicate in modo retroattivo.

L'avvocato: "18 giugno udienza per revisione" - Immediata la reazione dell'avvocato di Contrada. "Ho presentato due mesi fa la quarta domanda di revisione del processo a Bruno Contrada e la corte di appello di Caltanissetta mi ha fissato l'udienza il 18 giugno. La sentenza di Strasburgo sarà un altro elemento per ottenere la revisione della condanna", dice l'avvocato Giuseppe Lipera. "Ora capisco perché nonostante le sofferenze quest'uomo a 84 anni continui a vivere", conclude Lipera.

Leggi tutto