Tangenti Ischia, i pm: "Corruzione con finte consulenze"

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Sarebbe questo lo scenario che emerge dall'inchiesta della Procura di Napoli, che indaga sulle presunte mazzette sulla metanizzazione dell'isola. Una conferma sarebbe arrivata dalle dichiarazioni di uno degli indagati, Francesco Simone

Il sistema della corruzione? Non è più quello della bustarella consegnata furtivamente al politico, all'amministratore o al funzionario corrotto: roba vecchia, da prima Repubblica. Oggi chi vuole ottenere l'appalto affida una consulenza - quasi sempre fittizia perché l'unica attività del "consulente" alla fine è quella di intascare un compenso per un lavoro mai svolto - a un familiare o a un prestanome. Oppure un subappalto a una ditta alla quale il corrotto è, più o meno direttamente, legato (qui il servizio di Sky TG24 che spiega le differenze tra ieri e oggi).
E' il nuovo scenario disegnato dai magistrati della procura di Napoli e dai carabinieri del Noe che stanno indagando sugli appalti della Cpl Concordia, la coop i cui vertici sono finiti in carcere o ai domiciliari con accuse che vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione e turbativa d'asta.

Le dichiarazioni di Francesco Simone - L'ipotesi investigativa, che a giudizio degli inquirenti appariva già sufficientemente delineata, potrebbe trovare ora ulteriore conferma, e determinare una estensione a macchia d'olio dell'inchiesta, in seguito alle dichiarazioni di Francesco Simone, responsabile delle relazioni esterne della Coop. Finito in carcere lunedì scorso e interrogato nel carcere di Poggioreale dal gip Amelia Primavera e dai pm Henry John Woodcock, Giuseppina Loreto e Celeste Carrano, il dirigente ha ammesso l'esistenza di un "sistema corruttivo". Ed ha spiegato che alla Cpl Concordia funzionava attraverso consulenze, quasi sempre fittizie, e subappalti e forniture presso ditte segnalata dagli amministratori pubblici che favorivano l'aggiudicazione degli appalti.

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