Raffaele Sollecito: "Non chiamatemi assassino"

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Il giovane assolto venerdì in Cassazione: "Mi sento come un sequestrato tornato in libertà". Poi aggiunge: "Ad Amanda auguro ogni bene, la nostra era una storia di affetto tra giovani"

"Mi sento come un sequestrato che dopo 7 anni e 5 mesi è tornato al libertà". Con queste parole Raffaele Sollecito ha sintetizzato la vicenda giudiziaria che venerdì 27 marzo lo ha visto, insieme ad Amanda Knox, assolto in Cassazione dall'accusa di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia nella notte del primo novembre 2007.

Sollecito: "Non accetterò più di essere chiamato assassino" - "Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato: senza il loro supporto non avrei avuto la forza di arrivare fino a qui. Ringrazio in particolare mio padre, i miei avvocati e i miei familiari" ha poi proseguito Sollecito nel corso di una conferenza stampa in cui ha voluto raccontare il proprio stato d'animo senza però entrare nei dettagli della vicenda giudiziaria. "Mi sento come un sequestrato tornato alla libertà. Il mio sequestro è stato insopportabile. Sono stato additato come un assassino senza uno straccio di prova. La mia famiglia è stata fatta a pezzi, sbriciolata". Poi, seduto al fianco della sua legale Giulia Bongiorno, ha aggiunto: "Non è vero che non mi aspettavo questa sentenza: questa sentenza doveva finire così". E, con voce ferma, ha affermato: "Non accetto mai più di essere definito assassino e mi tutelerò nelle sedi opportune nel caso ce ne fosse bisogno".

Sollecito: "Ad Amanda auguro ogni bene" - Parlando di Amanda Knox, Sollecito ha voluto augurare alla ragazza americana "ogni bene". "Il mio rapporto con Amanda era una semplice storia d'affetto tra due ragazzi" ha spiegato poi il giovane. Per quanto riguarda il proprio futuro, Sollecito non ha escluso che scriverà un libro sulla vicenda: "Ora potrò vivere come un ragazzo della mia età. Non avevo nulla a che fare con quell'omicidio, mi sembrava tutto surreale".  Il momento peggiore, ricorda inoltre Sollecito, è stato quello dell'arresto. "Ho una lista infinita di momenti brutti - spiega - 7 anni e 5 mesi è un tempo infinito quando si vive in una tragedia infernale che fa parte della tua esistenza. Tra i momenti più brutti, quello del mio arresto".

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