Ruby, pg Cassazione: "Annullare l’assoluzione di Berlusconi"

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I giudici sono chiamati a pronunciarsi sulla vicenda che ha visto l'ex premier prima condannato e poi assolto in appello per concussione e prostituzione minorile. Due le strade: conferma della decisione del luglio 2014 o nuovo giudizio

"L'assoluzione in appello di Silvio Berlusconi è da annullare". E' quanto ha chiesto il procuratore generale della Cassazione davanti alla Sesta sezione penale. Cresce dunque l'attesa per il verdetto della Suprema Corte sul processo Ruby (lo speciale), nel quale l'ex premier, accusato di prostituzione minorile e concussione per costrizione, è stato condannato in primo grado (il 24 giugno 2013) a sette anni di reclusione e assolto in appello (il 18 luglio 2014). I giudici devono decidere se confermare definitivamente l'assoluzione di Berlusconi o rinviare gli atti ad un altro giudice per un nuovo processo d'appello.

Difesa: "Provata prostituzione, ma Berlusconi non conosceva età di Ruby" - La difesa dell'ex premier chiede alla Cassazione di bocciare il ricorso della Procura di Milano contro l'assoluzione di Berlusconi. A detta della difesa dell'ex premier, "la sentenza d'appello riconosce  che è stata puntualmente rispettata la prassi al momento  dell'affidamento di Ruby. Non è stato fatto nulla che non fosse previsto dalle regole". Riguardo all'accusa di prostituzione minorile, Coppi ha ricordato che "la sentenza d'appello ammette tutto ciò che risulta provato, cioè che ad Arcore avvenivano fatti di prostituzione, ma quanto alla consapevolezza dell'età di Ruby, manca la prova che Berlusconi, prima del 27 maggio, conoscesse l'età della ragazza".


I giudici dell'udienza - A presiedere il collegio che pronuncerà la sentenza è Nicola Milo, il giudice che ha smontato le tesi accusatorie dell'ex pm Luigi De Magistris nell'inchiesta 'Why not' assolvendo l'ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. La relazione dei fatti è affidata a Orlando Villoni, ex gip di Roma. La pubblica accusa è rappresentata dal sostituto procuratore generale  Eduardo Scardaccione.

Le ipotesi in campo - Diverse le strade che i giudici della Sesta sezione penale possono percorrere. I magistrati potrebbero convalidare l'assoluzione per Silvio Berlusconi, bocciando il ricorso della Procura generale di Milano che si è opposta al verdetto favorevole d'Appello, rendendola così definitiva. Oppure, potrebbero decidere di accogliere il ricorso della Procura milanese, disponendo un appello bis per Berlusconi che in primo grado era stato condannato a sette anni di reclusione e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici per 'concussione per costrizione' e per 'prostituzione minorile'. Fonti della Cassazione fanno però notare che, data l'autonomia delle due ipotesi di reato, tra le eventualità ci potrebbe essere anche quella di uno spacchettamento, e cioè la convalida dell'assoluzione per una ipotesi di reato e l'annullamento con rinvio per l'altra.

Primo grado e Appello: due sentenze opposte - Al momento, restano le due decisioni opposte. Quella di primo grado del Tribunale di Milano con la quale l'ex premier è stato condannato per entrambi i reati in relazione ai suoi rapporti con l'allora minorenne Karima el Mahroub, Ruby, e all'intervento sul capo di gabinetto della Questura di Milano Piero Ostuni affinché la ragazza, fermata per un furto del 2010, fosse lasciata andare. I giudici del Tribunale di Milano avevano rimodulato l'accusa in concussione per costrizione (articolo 317) invece che per induzione (articolo 319 'quater', introdotto dalla nuova legge sulla corruzione).
Verdetto ribaltato in appello dalla Corte di Milano, presieduta dal giudice Enrico Tranfa che si è dimesso dopo aver firmato la sentenza a favore dell'ex premier. I giudici di secondo grado, accogliendo la tesi difensiva degli avvocati Franco Coppi e Filippo Dinacci, hanno stabilito che non c'erano prove del fatto che Berlusconi fosse al corrente della minore età di Ruby e, comunque, che i fatti di cui è stato accusato risalivano a prima della legge Severino che lo avrebbero ritenuto responsabile anche nella eventuale inconsapevolezza. Quanto all'accusa di concussione, i giudici hanno preso atto del fatto che l'allora premier telefonò in Questura ma "non costrinse" in alcun modo i funzionari.

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