Camorra, morto il pentito dei Casalesi Carmine Schiavone

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Era ricoverato nell’ospedale di Viterbo in seguito a una caduta, sarebbe stato stroncato da un infarto. Disposta l’autopsia. Ragioniere, era considerato il cassiere del clan. Fu il primo a parlare dei rifiuti interrati nella Terra dei fuochi

E' morto Carmine Schiavone, l'ex boss del clan di camorra dei Casalesi che dal 1993 aveva iniziato a collaborare con la giustizia. Ancora poco chiara la dinamica del decesso. Dopo una caduta dal tetto della sua casa, dove stava eseguendo dei lavori, Schiavone era infatti stato ricoverato nell'ospedale Belcolle di Viterbo dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico, riuscito perfettamente. Nella mattinata di domenica, però, sarebbe stato colpito da un arresto cardiaco. Lunedì 23 febbraio sarà affidato l'incarico per l'autopsia sul suo cadavere.

Le rivelazioni sulla Terra dei fuochi
- Nato nel 1943, ragioniere, considerato l'amministratore delegato e il cassiere del clan, era figlio di un commerciante di agrumi e di una casalinga. Sposato con sette figli, era stato condannato a 20 anni di pena, scontati ai domiciliari.
Schiavone fu il primo a parlare dei rifiuti interrati nella cosiddetta Terra dei fuochi, dichiarazioni ribadite in un'intervista esclusiva a Sky TG24 del 2013.

Il processo "Spartacus" - Le sue deposizioni furono determinanti per il maxiblitz che portò a 136 arresti di affiliati al clan, operazione da cui derivò il processo "Spartacus". Anche qui le dichiarazioni di Schiavone furono al centro delle accuse. Al termine del processo furono condannati tra gli altri il cugino Francesco Schiavone detto "Sandokan", Michele Zagaria e Francesco Bidognetti, ritenuti la cupola del clan. Finito il programma di protezione, Schiavone si era trasferito con la moglie e i figli nella Tuscia, in una casa nei paraggi del lago di Vico.

Le sue parole a Sky TG24 sulla Terra dei fuochi:

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