Schettino: "Il giorno del naufragio sono morto anch'io"

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Il comandante interviene nell'ultima udienza del processo per il disastro della Costa Concordia. "Per 3 anni ho vissuto in un tritacarne mediatico, la mia testa per salvare interessi economici". Poi si commuove. Sentenza attesa tra oggi e domani. VIDEO

"Sento di dire, e forse non è stato compreso, che il 13 gennaio 2012 sono in parte morto anche io. Dal 16 gennaio la mia testa è stata offerta con la convinzione errata di salvare interessi economici". Parla così Francesco Schettino, nelle dichiarazioni rilasciate in aula, durante l'ultima udienza del processo a suo carico per il naufragio della Costa Concordia. "Il processo avrebbe dovuto coinvolgere un’intera organizzazione e invece mi vede qui come unico imputato" continua Schettino, con rifermimento alla Costa Crociere. (VIDEO)


"Tre anni di tritacarne mediatico"
- "Per tre anni - accusa il comandante - ho vissuto in un tritacarne mediatico, la cui violenza se non subita è difficile da comprendere, questo unito al dolore per ciò che è accaduto rende difficile definire vita quello che attualmente sto vivendo".



La commozione di Schettino - "E' stato detto - ha aggiunto - che non mi sono assunto le mie responsabilità, circostanza non vera". "Il dolore a mio avviso non va esibito per strumentalizzare" ha continuato, parlando del suo comportamento nel periodo successivo al naufragio.  Durante il suo intervento Schettino si è commosso e ha terminato di parlare con la voce rotta dal pianto. (VIDEO)

Attesa per la sentenza - L'accusa ha chiesto per il comandante Schettino una condanna a 26 anni e tre mesi di reclusione. I giudici del tribunale di Grosseto si sono ritirati in camera di consiglio e la sentenza è attesa stasera o domani 12 febbraio.

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