Greta e Vanessa: 5 mesi difficili, ma nessuna violenza

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Le due volontarie, rilasciate dopo il sequestro in Siria, sono state ascoltate dai pm. Hanno subito un trattamento duro, ma nessun abuso. Non conoscono la sorte di padre Dall'Oglio, rapito nel 2013. Gentiloni: sul riscatto solo illazioni

Cinque mesi difficili durante i quali in cui, però, la violenza non ha avuto un ruolo determinante. E' il racconto che, in cinque ore di audizione, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo hanno fatto ai pm della Procura di Roma chiuse in due stanze della caserma del Ros in via Salaria. Una ricostruzione che restituisce il "percorso di sofferenza" che le due cooperati, liberate in Siria il 15 gennaio e sbarcate all'alba a Ciampino (FOTO), hanno dovuto affrontare dal 31 luglio dell'anno scorso.

Nessuna violenza - "Non abbiamo mai ricevuto minacce dirette di morte - hanno spiegato agli inquirenti, che su questa vicenda hanno avviato un'indagine per sequestro di persona con finalità di terrorismo -, non c'è stato un uso sistematico della violenza. Ci sono stati momenti difficili, anche di sconforto, ma mai di forte pericolo". Per chi indaga, la "carcerazione" delle due ventenni è stata portata avanti in un clima sostanzialmente accettabile rispetto ad altri sequestri di cittadini italiani in scenari di guerra, come ad esempio in Libia.

La prigionia sempre insieme - Greta e Vanessa in questi cinque mesi sono state tenute in varie prigioni nella zona a nord della Siria e, parlando con gli inquirenti, hanno sottolineato che i loro carcerieri erano sempre a volto coperto. Le due ragazze non hanno quindi potuto fornire elementi utili per poter eventualmente identificare i loro banditi. L'area dove si è consumato il sequestro, secondo quanto ricostruito da chi indaga, sarebbe di influenza del gruppo di ribelli che operano sotto la sigla di Al Nusra, di fatto il ramo siriano di Al Qaeda. E lo stesso ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, nella sua informativa alla Camera sulla liberazione di Greta e Vanessa, ha sottolineato che "nel corso di questa vicenda si è sviluppata come di consueto una sorta di guerra mediatica fra i gruppi terroristici che non esitano a fare opera di disinformazione, attribuendosi rivendicazioni e facendo filtrare indiscrezioni prive di fondamento. Attorno a questo sequestro è gravitata un'ampia serie di personaggi che hanno tentato a più riprese di accreditarsi come mediatori e dalla cui attività di intossicazione si deve una impropria azione di vero e proprio depistaggio, con riferimenti iniziali all'Isis, minacce agli ostaggi e supposti riscatti".

Polemiche sul riscatto - Quanto alle voci di riscatto, ha sottolineato Gentiloni, "ho letto indiscrezioni prive di reali fondamento. E mi sorprende che a queste illazioni e fonti sia stato dato credito senza alcuna verifica: siamo contrari al pagamento di riscatti e nei confronti degli italiani presi in ostaggio la priorità è indirizzata alla vita e all'integrità fisica". Anche le due ragazze, interpellate sul punto dagli inquirenti, hanno detto di non aver saputo nulla circa il pagamento di un riscatto per la loro liberazione.

"Nessuna notizia su padre Dall'Oglio" - Ai magistrati, infine, Greta e Vanessa avrebbero detto di non avere alcuna notizia o informazione utile su padre Paolo Dall'Oglio. Di lui non si hanno tracce dall'agosto 2013.

Le due ragazze ora sono attese a casa, a Gavirate in provincia di Varese, dove vive Vanessa, e a Brembate, comune del bergamasco dove è nata Greta -  VIDEO

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