San Camillo, ossigeno sospeso. Zingaretti: tragedia evitata

L'esterno dell'ospedale Forlanini San Camillo
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Secondo le ricostruzioni l’interruzione dell’erogazione di ossigeno all’ospedale romano sarebbe un atto di sabotaggio. I dieci pazienti in rianimazione coinvolti non hanno subito danni grazie al pronto intervento dei medici. Indagini in corso

"Poteva essere una tragedia. Se non è stato così è solo grazie all'abnegazione del personale medico e dell'assistenza tecnico amministrativa del San Camillo, che voglio ancora ringraziare". Lo afferma in una nota il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti all’indomani di quanto accaduto all’ospedale romano, uno dei più grandi e importanti del Centro Italia. Un’interruzione dell’erogazione dell’ossigeno di origine dolosa, su cui indagano i carabinieri, che poteva creare danni a dieci pazienti in rianimazione. Fortunatamente nessuno ha subito rilevanti disagi perché sono immediatamente scattate le procedure d'emergenza e il personale infermieristico e medico ha assicurato la continuità delle cure garantendo l'assistenza respiratoria con device d'emergenza. Un intervento chirurgico inoltre era appena terminato.
"Straordinari medici e tecnici nel gestire la situazione e tutelare i pazienti” commenta via Twitter il ministro della Pa, Marianna Madia, in un tweet preceduto dall'hashtag "Sabotaggio #SanCamillo su ossigenazione".



Un presunto atto di sabotaggio - Il caso è in mano ai carabinieri, ma già dalle prime relazioni interne dell' ospedale sembrano emergere pochi dubbi: si sarebbe trattato di un gesto doloso, “un presunto atto di sabotaggio, una manomissione: un fatto gravissimo" come ha commentato il governatore Nicola Zingaretti. Difficile ancora farsi una idea dei motivi dietro il gesto, anche se il direttore generale Antonio D'Urso lascia cadere che "l'azienda è grande, ci possono essere dei mal di pancia. Ma da medico rifuggo l'idea che si possa pensare di mettere a rischio persone indifese".

La ricostruzione - L'allarme è scattato alle 19,20 di ieri, 13 gennaio, quando è stato registrato un calo dell'ossigeno, che i tecnici subito intervenuti hanno attribuito al danneggiamento di una valvola nel tunnel tra i padiglioni Lancisi e Morgagni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Monteverde e la Regione Lazio, con il capo della Cabina di Regia sulla Sanità Alessio D'Amato al lavoro fino a tarda notte. Difficile pensare a un guasto: l'impianto infatti viene monitorato quotidianamente dalla ditta che si occupa della manutenzione, e l'ultimo controllo era avvenuto, a quanto pare, verso le 15. Il danno dunque deve essere stato provocato nel pomeriggio, si riflette. Inoltre è probabile che il presunto sabotatore non abbia neanche dovuto scassinare le porte d'accesso al tunnel: i tubi, infatti, sono visibili anche dall'esterno, e quindi potenzialmente dall'esterno danneggiabili. Certo, per farlo, spiega ancora il dg D'Urso, "bisogna sapere dove mettere le mani". L'area in questione non è coperta da videosorveglianza "e in questo senso - aggiunge - l'impianto andrà messo in sicurezza".

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