Ebola, medico italiano: io non un eroe ma un soldato ferito

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Il volontario di Emergency, contagiato in Sierra Leone e ricoverato allo Spallanzani di Roma, per la prima volta racconta la sua storia in una lettera aperta. “Pare sia riuscito a battere il mio nemico. Un mostro terribile che può essere sconfitto”

"Non sono un eroe ma un soldato ferito". Così si definisce il medico di Emergency contagiato in Sierra Leone e ricoverato allo Spallanzani di Roma. In una lettera aperta, il volontario racconta per la prima volta la sua storia sottolineando come Ebola "sia un mostro terribile, ma che può essere sconfitto". "L'ultima cosa che ricordo della Sierra Leone - racconta – è il viaggio fino all'aeroporto assieme ai colleghi e la partenza sull'aereo dell'Aeronautica Militare. Poi l'arrivo in Italia all'interno di un contenitore ermetico e il trasporto all'Istituto Spallanzani. Ricordo i primi due o tre giorni trascorsi in isolamento, i farmaci sperimentali che ho iniziato, l'estremo malessere, la nausea, il vomito, l'irrequietezza; pensavo in quei momenti ai pazienti che avevo contribuito a curare, stavo provando le stesse cose che loro avevano provato e cercavo di capire qualcosa di più di ciò che mi stava succedendo, cercavo di mantenere la mente lucida e distaccata per un'analisi scientifica. Ma il malessere era troppo e troppo difficile restare concentrato”.

“Pare sia riuscito a battere il mio nemico”
- “Poi – prosegue il medico - la trasfusione di plasma cui credo sia seguita una reazione trasfusionale e la luce della coscienza che grossomodo si spegne. Mi hanno raccontato di essere stato in rianimazione, di essere stato intubato e sedato; so di avere firmato una serie di consensi per i protocolli sperimentali poi, dopo questo, non ho memoria di nulla, mi mancano due settimane, quelle del mio aggravamento, durante le quali mi sono in qualche modo battuto contro il mio nemico e pare che sia riuscito a batterlo".

“Non sono un eroe ma nemmeno un untore”
- "Da qualche giorno sto meglio - spiega il medico - lentamente ho ripreso in mano il controllo del mio corpo, riesco a muovermi in autonomia; da qualche giorno ho iniziato a leggere qualcosa di ciò che è stato pubblicato a proposito della mia vicenda; in larga misura parole di conforto, di sostegno e augurali ma anche parole che possono essere giustificate solo dall'ignoranza. Non credo di essere un eroe ma so per certo di non essere un untore: sono solo un soldato che si è ferito nella lotta contro un nemico spietato". Poi aggiunge: "Una delle cose più belle che ho letto in questi giorni è un articolo online che parla di solidarietà, di rispetto, di dignità. E non posso non pensare ai miei colleghi di Emergency che, anche in questi giorni, sono in Sierra Leone cercando di fare sempre di più e sempre meglio per curare i malati di Ebola". E conclude: "Ebola è un mostro terribile e temibile ma sono convinto che la sconfitta di questo mostro dipenda in larga misura dal fronte che lo ostacola. Spero che questo fronte possa allargarsi e opporsi a Ebola in modo sempre più efficace".

Oms: i morti sono 7.693 su 19.700 contagiati
– Intanto l’Oms aggiorna il numero delle vittime accertate: 7.693 su un totale di 19.695 casi registrati di contagio nei tre Paesi dell'Africa occidentale colpiti. In Liberia ci sono 3.384 morti su 7.862 casi di contagio; in Sierra Leone i morti sono 2.655 su 9.203 contagi e in Guinea 1.654 sono morti su 2.630 contagiati. Fuori da questi tre Paesi, L'Oms registra 8 morti in Nigeria, 6 in Mali e uno negli Stati Uniti.

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