Decreto Ilva, sindaco fiducioso ma cittadini scettici

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Il Cdm ha approvato il provvedimento che riporta l'azienda sotto il controllo pubblico. "L'intervento dello Stato consente di cambiare la situazione" dice il primo cittadino di Taranto. "Vedremo, di chiacchiere ne abbiamo sentite tante" risponde la gente

Fiducioso il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, scettici i cittadini e critici gli ambientalisti che annunciano un ricorso alla Commissione Europea. Queste le reazioni a Taranto il giorno dopo il varo del decreto legge sull'Ilva da parte del Consiglio dei ministri del 24 dicembre. "Sono fiducioso nella possibilità che l'intervento dello Stato nell'Ilva consenta di cambiare la situazione - afferma il sindaco della città -. D'altra parte nel limbo non potevamo più stare, serviva una svolta". Scenario, questo, che si augurano i tarantini ma nel quale non tutti confidano. "Vedremo, di chiacchiere ne abbiamo sentite assai" dice un cittadino. "Speriamo più crediamo" commenta un'altra persona, augurandosi che l'intervento dello Stato possa davvero cambiare la situazione. VIDEO



Oltre 2 miliardi per Taranto -
Dopo 19 anni di gestione privata affidata al gruppo Riva, l'azienda torna infatti temporaneamente sotto il controllo pubblico. L'obiettivo è quello di risanare gli impianti (entro circa 18-36 mesi), risolvere il nodo inquinamento e rilanciare così la produzione. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al termine del Cdm del 24 dicembre, ha infatti annunciato interventi per circa 2 miliardi di euro. Trenta milioni saranno destinati al centro di ricerca sui tumori infantili dell'ospedale della città. Fra Porto e Infrastrutture "sono già pronti 800 milioni". Per adempiere all'Aia dell'Ilva il premier ha parlato di "circa un miliardo e qualche centinaio di milioni". (Tutti i video)

Critici gli ambientalisti - Per gli ambientalisti dell'associazione Peacelink, invece, "i soldi pubblici messi a disposizione dell'Ilva sono una quantità irrisoria e non serviranno che a pagare un terzo del debito che Ilva ha con le banche. Essi - dice Peacelink - saranno sottratti ai progetti di sviluppo regionale, usando fondi europei Fesr e di coesione sociale che dovrebbero essere invece investiti a favore dello sviluppo, della ricerca e dell'innovazione sostenibili". Secondo Peacelink, "lo Stato rinuncia definitivamente ad investire nelle migliori tecnologie e nel rispetto dell'autorizzazione ambientale Aia che era stata prescritta nel 2012. Il Governo - prosegue Peacelink - intende infatti risolvere la questione Ilva di Taranto peggiorando le norme dell'Aia. Peacelink - conclude la nota - fa appello alla Commissione Europea perché sanzioni nuovamente il governo
italiano
, che non ha voluto attenersi alle norme comunitarie".

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