Omicidio Garofalo, Cassazione: definitivi i 4 ergastoli

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La Suprema Corte ha confermato le condanne per l'omicidio della testimone di giustizia. Tra i condannati anche l'ex compagno Carlo Cosco

Sono definitive le condanne per l'omicidio della testimone di giustizia Lea Garofalo: la Cassazione ha confermato i quattro ergastoli e la condanna a 25 anni emessi dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano il 25 maggio 2013 a carico dei cinque imputati, tra cui l'ex compagno Carlo Cosco. I giudici hanno anche condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e al risarcimento alle parti civili, fra cui la figlia di Lea, Denise Cosco, e il Comune di Milano.

Le condanne -
La I Sezione Penale della Cassazione, presieduta da Maria Cristina Fiotto, ha confermato l'ergastolo inoltre per Vito Cosco, fratello di Carlo, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Per l'ex fidanzato della figlia di Lea, Carmine Venturino, la condanna definitiva è a 25 anni in ragione dello sconto di pena per le sue dichiarazioni.   

Le denunce da testimone di giustizia -
La storia di Lea Garofalo inizia nel 2002. Come testimone di giustizia, la donna viene sottoposta insieme alla figlia Denise a un programma di protezione provvisorio. Ai magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro racconta le faide tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco, entrambe legate alla 'ndrangheta.

L'omicidio -
Viene uccisa a Milano il 24 novembre 2009 e il suo corpo viene bruciato in un magazzino a Monza. Nel processo di I grado l'ipotesi è che la donna, della quale non fu rinvenuto il cadavere, sia stata sciolta nell'acido. Poi Venturino, dopo la condanna, racconta che il corpo è stato bruciato. I pochi resti della donna vengono quindi rinvenuti in un tombino tre anni dopo la sua scomparsa. Soltanto nel 2013, a Milano, si svolgono i funerali laici.

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