Dalle impronte al Dna: così è stato condannato Stasi

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Ai 16 anni di carcere inflitti al giovane si è arrivati dopo due assoluzioni e la decisione della Cassazione di rinviare gli atti a Milano. Fondamentale la rilettura di alcuni indizi. Il legale dei Poggi a Sky TG24: “Un invito a non darsi per vinti”

Il verdetto di ieri (il quarto) è arrivato dopo che gli ermellini, nell'aprile 2013, hanno annullato la sentenza di assoluzione e rinviato gli atti a Milano a una nuova sezione della Corte d'Assise d'Appello ritenendo che occorresse una "valutazione complessiva e unitaria degli elementi acquisiti" e dunque una rilettura di tutti gli indizi, alcuni dei quali da approfondire con ulteriori accertamenti (LA LETTURA DELLA SENTENZA).

Gli indizi -
Indizi che la Suprema Corte ha anche indicato: si va dalle impronte digitali di Alberto ritrovate sul dispenser del sapone in bagno dove l'assassino si è lavato le mani al fatto che Chiara, quella mattina, ha aperto la porta di casa a una persona che di certo conosceva bene. Dall'assenza di alibi tra le 9.12 alle 9.35, la finestra di 23 minuti in cui è stata collocata la brutale aggressione, al Dna della vittima rintracciato su uno dei pedali della bici bordeaux Umberto-Dei Milano di Alberto. E ancora, dal fatto che, nonostante avesse detto di essere entrato nell'abitazione dei Poggi e di aver scoperto il cadavere, non si fosse macchiato di sangue le suole delle scarpe e l'aver omesso di raccontare agli inquirenti di possedere una bici nera da donna dopo che due testimoni avevano raccontato di averne vista una appoggiata alla muro della villetta di via Pascoli nell'immediatezza del delitto (TUTTE LE FOTO - I VIDEO).

La camminata - Con questi “paletti” la Corte, oltre al sequestro della bicicletta nera da donna nella disponibilità degli Stasi, ha disposto altri accertamenti: tra questi, forse, quello chiave e' stato l'esame sperimentale della cosiddetta camminata di Alberto esteso, pero', anche ai due gradini e alla zona antistante la scala dove giaceva il corpo senza vita della giovane donna. Esame, questo, con cui si è stabilito come sia impossibile che Stasi non si sia sporcato le scarpe e non abbia nemmeno lasciato una traccia ematica sul tappetino della sua Golf.

L'avvocato dei Poggi: è un invito a non darsi per vinti - “Leggendo le sentenze si capiva che c'erano state delle negligenze”, dice a Sky TG24 Francesco Compagna, avvocato della famiglia Poggi: “Anche a distanza di anni – aggiunge –, grazie allo sforzo della procura generale di Milano, è stato possibile giungere all'accertamento della verità. Credo sia un invito a non darsi per vinti”.
Il video

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