Expo, Corte dei Conti: restano problemi, più trasparenza

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Nella relazione sulla gestione della società si legge che l’evento “deve assicurare la legalità delle procedure di affidamento delle opere e dei servizi per salvaguardare anche l’immagine del Paese”. L’esercizio si è chiuso con una perdita di 7,42 milioni

Expo 2015 deve gestire "in modo incisivo e trasparente i problemi ancora presenti" "assicurando la legalità delle procedure di affidamento delle opere e dei servizi" per salvaguardare "anche l'immagine del Paese nel contesto internazionale". Lo scrive la Corte dei Conti nella relazione sulla gestione della società. L'esercizio si è chiuso con una perdita di 7,42 milioni, legata al fatto che in quanto "società di scopo" la maggior parte dei costi si concentrano nei primi anni di attività mentre i ricavi sono posticipati alla data di realizzazione dell'evento. Dal punto di vista normativo, la magistratura contabile sottolinea che una disciplina 'dedicata' ai grandi eventi, piuttosto che le molte deroghe alla normativa ordinaria, "meglio potrebbe intervenire sulla gestione di tali peculiari opere pubbliche, approntando nel contempo gli strumenti di controllo più idonei a garantirne la legalità".

Criticità dovute anche al fatto che l’85% del sito è di proprietà privata - La Corte ricorda poi come, dopo alterne ipotesi, l'area effettivamente individuata quale 'sito espositivo' risulti per l'85% di proprietà privata, e "come tale circostanza abbia indubbiamente determinato diverse criticità, sia per i costi di acquisizione sia per le difficoltà operative connesse alle procedure di rilascio delle aree". Per la magistratura contabile "la convergenza di interessi pubblici e privati che ne ha costituito lo scenario di fondo - tipico del partenariato pubblico privato - avrebbe potuto essere caratterizzato da un diverso e più omogeneo coinvolgimento degli operatori privati coinvolti, specie nella ripartizione dei rischi e nell'efficientizzazione delle risorse, in ragione della loro natura pubblica".

Scontro Comune-Regione per l’acquisto dei terreni - Tra le criticità incontrate fin dall'inizio dalla società di gestione nell'acquisire la disponibilità dei terreni privati, la Corte ricorda "quelle connesse alle divergenti vedute tra Regione Lombardia e Comune di Milano, circa il regime giuridico da adottare per l'acquisizione delle aree" "compromettendone l'efficiente programmazione preliminare e la tempestiva operatività”. Lo stallo non si è risolta neanche con la nascita a giugno, di un'apposita società pubblica, la Arexpo Spa, incaricata dell'acquisizione dei terreni, a causa dei tempi tecnici delle procedure di esproprio e compravendita , che si sono protratti sino a luglio 2012. Ha influito negativamente sull'azione della società anche la flessione del sostegno finanziario dei soci, Provincia e (in misura minore) Camera di commercio di Milano: in effetti, a fronte degli interventi di tali due enti, pari rispettivamente al 2,40% e al 2,18%, del totale cumulato per azionista, nel 2013 il Ministero dell'Economia ha contribuito per l'84%, il Comune di Milano per il 14,15% e la Regione Lombardia per il 10,87%, rileva la Corte dei Conti.

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