Cover story: il boom delle case popolari occupate a Milano

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Da mesi il capoluogo lombardo fa i conti con l'emergenza abitativa e il fenomeno delle occupazioni. A ogni sfratto si ripete la stessa scena: in piazza contro le forze dell’ordine abusivi, inquilini regolari e antagonisti dei centri sociali. IL REPORTAGE

Il nostro viaggio nel disagio delle periferie italiane prosegue con Milano.
Da mesi il capoluogo lombardo fa i conti con l'emergenza abitativa e il fenomeno delle occupazioni abusive delle case popolari. Il problema numero uno è che, a fronte della forte richiesta di abitazioni, troppi appartamenti restano vuoti. L'ultimo censimento parla di quasi 10mila. Case, per di più già riscaldate, che non essendo assegnate diventano obiettivo degli abusivi.

Da noi interpellata, l'Aler, la società che fa capo alla Regione Lombardia e che gestisce gli alloggi popolari a Milano, parla di una mancanza cronica di risorse. Gli appartamenti non ristrutturati non possono essere assegnati e restano perciò vuoti. Un terzo degli affittuari regolari, denuncia il presidente dell'ente ai nostri microfoni, non paga né l'affitto né i servizi essenziali, come luce e riscaldamento e questo sottrae risorse da investire. Ma loro, i regolari morosi, si dicono nel giusto e, anzi, denunciano condizioni fatiscenti degli stabili.

Allora la protesta esplode. A ogni sfratto si ripete la stessa scena. Contro le forze dell'ordine scendono in piazza anime diverse: abusivi che chiedono una casa, inquilini regolari che denunciano il degrado delle periferie. E insieme a loro gli antagonisti dei centri sociali. Una specie di frullatore post-ideologico che a Milano in queste settimane ha il suo laboratorio. E' la nuova frontiera dello scontro sociale ai tempi della crisi economica.

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