Scuola, la Corte Ue boccia l'Italia sui precari

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Secondo Bruxelles "la normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore scolastico è contraria al diritto dell'Unione”. L'Anief: “Ora 250mila precari possono chiedere la stabilizzazione”

"La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell'Unione”. Lo ha deciso oggi la Corte Ue, aggiungendo che “il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato" (LO SPECIALE SULLA SCUOLA).

Niente trasparenza nella legge italiana - Inoltre la legge italiana "non prevede criteri obiettivi e trasparenti per verificare se il rinnovo risponda ad un'esigenza reale, sia idoneo a conseguire l'obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine". E "non contempla neanche altre misure dirette a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo a tali contratti".

Anief: 250mila precari possono chiedere la stabilizzazione -
Secondo una nota di Anief (Associazione nazionale insegnanti ed educatori), la sentenza odierna è "una vittoria storica del sindacato, cinque anni dopo la denuncia alla stampa e un contenzioso avviato presso le Corti del lavoro per migliaia di supplenti". Ora, aggiunge il comunicato, "250mila precari possono chiedere la stabilizzazione e risarcimenti per due miliardi di euro", annunciando di aver avviato simili azioni legali anche per precari di Sanità, Regioni ed enti locali.

Cosa cambia - Trattandosi di un rinvio pregiudiziale, e cioè di quel meccanismo che consente ai giudici degli Stati membri di interpellare la Corte in merito all'interpretazione del diritto dell'Unione, la Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta infatti al giudice del Paese Ue risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte europea.

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