Napoli, producevano il 90% di tutti gli euro falsi. Fermati

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L'organizzazione era temuta anche dalla Bce per la qualità delle contraffazioni. Tra le banconote create anche una da 300 euro spaccita in Germania. Prodotti anche marche da bollo e finti Gratta e vinci

L'organizzazione di falsari, sgominata oggi, mercoledì 26 novembre dai Carabinieri a Napoli e che ha portato a 56 misure di custodia cautelare produceva il 90% di tutti gli euro falsi circolanti nel mondo. Il gruppo, noto in tutta Europa con il nome di Napoli Group e temuto, per la qualità delle sue contraffazione, anche dai vertici della Bce era costituito da 11 associazioni a delinquere ciascuna delle quali specializzata in un compito: dallo stoccaggio al trasporto alla spendita al minuto delle banconote. Nel corso dell'operazione sono state scoperte una stamperia ad Arzano (Napoli) e una zecca a Gallicano (Roma). La banda, ha spiegato il comandante del Nucleo falsificazione colonnello Ferace, ha osato addirittura stampare una banconota da 300 euro, taglio che non esiste: banconota poi spacciata in Germania.

In Campania stampate le banconote, nel Lazio le monete
- Le indagini sono cominciate nel 2012 e sono state coordinate sia dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che dai pm di Santa Maria Capua Vetere, cercando di localizzare i canali di distribuzioni e le stamperie clandestine di banconote false, riconducibili a gruppi legati a clan dell'hinterland napoletano. La contraffazione e lo smercio di banconote false, ma anche di valori da bollo, avveniva nel Napoletano, e i canali di distribuzione smerciavano nelle province di Torino, Bologna, Foggia, Genova, Milano, Cassino, in Sicilia e in Calabria, ed anche all'estero. In particolare, a Napoli, c'era una stamperia clandestina con macchinari di stampa Offset 'specializzata in banconote', che ne ha prodotte nell'ordine di diversi milioni; a Gallicano, nel Lazio, una zecca clandestina produceva monete da uno ai due euro false; e ad Arzano, nel Napoletano, venivano confezionate marche da bollo telematiche e 'Gratta e vinci' falsi. Gli inquirenti hanno anche appurato che le banconote false stampate in Italia, sottolinea una nota della Procura, e soprattutto quelle fatte in Campania, nel mercato criminale vengono considerate prodotti 'di alta qualità".

Indagata anche la madre della piccoa Fortuna
- Tra i destinatari dei divieti di dimora nell'ambito dell'inchiesta anche Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna - vittima di abusi, morta il 24 giugno scorso dopo essere caduta nel vuoto a Caivano. Sulla morte della bimba è aperta un'inchiesta che ipotizza l'omicidio. Secondo l'accusa la donna   acquistava consistenti quantità di banconote contraffatte da Giuseppe Manzo, un altro abitante del parco Verde di Caivano arrestato nel corso dell'operazione. Dopo averle acquistate le rivendeva ad acquirenti abituali. "Io con questa cosa dei falsari non c'entro assolutamente nulla", si è difesa la donna.

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