Caso Cucchi, la Procura: disponibili a riaprire le indagini

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"Inaccettabile che una persona muoia mentre è affidata allo Stato", dice il procuratore di Roma Pignatone che incontrerà la famiglia di Stefano. La sorella Ilaria al presidente della Corte d'appello di Roma: "Chiedere responsabilità non è gogna"

"Non è accettabile, dal punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia, non per cause naturali, mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato". Il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, interviene sulla vicenda di Stefano Cucchi, dopo la sentenza della Corte d’appello di Roma che ha assolto i 12 imputati per la morte del ragazzo, e fa sapere di essere disponibile a incontrare la famiglia. "Se emergeranno fatti nuovi o comunque l'opportunità di nuovi accertamenti - aggiunge Pignatone - la Procura di Roma è sempre disponibile, come in altri casi, più o meno noti, a riaprire le indagini".

Lunedì la famiglia in Procura - La famiglia Cucchi ha infatti annunciato l'intenzione di andare lunedì mattina in Procura e chiedere un incontro al Procuratore "per sapere se è soddisfatto dell'operato del suo ufficio, se ha fatto gli interessi del processo e della verità sulla morte di Stefano". Ancora una volta la famiglia esporrà le foto del corpo martoriato di Stefano: "Saremo solo noi - ha spiegato la sorella Ilaria - non ci saranno sit-in. Vogliamo far vedere come Stefano è morto e le condizioni in cui ce lo hanno ridato".

Ilaria Cucchi: "Stefano è morto perché non era nessuno"
- Delle indagini sulla morte del fratello, Ilaria Cucchi parla anche ai microfoni di Sky TG24: "Mi aspettavo un atto di coraggio, che si restituissero gli atti, che si indagasse in un altro senso".  "La fine di mio fratello – ricostruisce Ilaria Cucchi -  è iniziata in quell’aula di tribunale. Un giudice lo mandò in carcere come albanese senza fissa dimora sulla base di un verbale sbagliato, una sciatteria che io non tollero, ma che ha portato alla morte di mio fratello, perché mio fratello non era nessuno e perché noi abbiamo una giustizia che non è davvero giusta e che non è uguale per tutti".

Ilaria scrive al presidente della Corte d'appello - Ieri 2 novembre, in una lettera aperta a Luciano Panzani, presidente della Corte d'appello di Roma, Ilaria Cucchi ha anche risposto alla parole con cui ieri il magistrato ha invitato ad evitare la "gogna mediatica" in relazione alla sentenza. "Nutro – scrive la sorella di Stefano - profondo rispetto per la magistratura. Rispetto, ma non venerazione. Non credo di mancare di rispetto a Lei e alla Magistratura se mi permetto di dire che le critiche rivolte ai suoi colleghi sono tutt'altro che una gogna. Chiedere responsabilità per chi sbaglia e commette gravi e ripetuti errori non significa metterlo alla gogna".

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