Stato-mafia, depositati verbali deposizione Napolitano

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Pubblicata sul sito del Quirinale la trascrizione dell'udienza che si è tenuta al Colle il 28 ottobre. Ai pm il presidente della Repubblica ha detto:"Le stragi furono ricatto o addirittura pressione per destabilizzare tutto il sistema"

La Corte d'Assise di Palermo ha depositato le trascrizioni del verbale dell'udienza del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia del 28 ottobre, in cui ha deposto il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Da questo momento le trascrizioni sono disponibili per accusa e difese. Il verbale, di 86 pagine, è disponibile, nella versione integrale, anche sul sito del Quirinale.

La strategia stragista - Nel corso dell'interrogatorio, Napolitano affronta il tema delle stragi del '93 e afferma che si trattava "di nuovi sussulti di una strategia stragista dell'ala più aggressiva della mafia", "secondo una logica che apparve unica e incalzante, per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut - aut". E alla domanda se il capo dello Stato ipotizzò allora che si trattasse di un "ricatto della mafia", Napolitano risponde: "Ricatto o addirittura pressione a scopo destabilizzante di tutto il sistema".

La lettera di 'Dambrosio - Napolitano parla nel corso dell'udienza anche del suo ex consigliere giuridico Loris D'Ambrosio e dice che era "animato da spirito di verità". D'Ambrosio, nel luglio 2012, due mesi prima di morire, inviò al Capo dello Stato una lettera in cui diceva tra l'altro di temere di essere stato considerato un "utile scriba di indicibili accordi fra il 1989 e il 1993".
La lettera fu un "fulmine a ciel  sereno, il giorno dopo subito lo pregai di venire nel mio ufficio, avendo già redatto una risposta che gli  consegnai" spiega Napolitano.
D'Ambrosio, dice ancora il capo dello Stato, "mi aveva solo trasmesso un senso di grande ansietà e anche un po' di insofferenza per quello che era accaduto con la pubblicazione delle intercettazioni di telefonate tra lui stesso e il Senatore Mancino, insofferenza che poi espresse più largamente nella lettera".

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