Firme false, chiesta condanna a 5 anni e 8 mesi per Podestà

Il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà
1' di lettura

Il presidente della provincia di Milano è accusato di falso ideologico per il suo sostegno ai listini di Roberto Formigoni alle elezioni regionali del 2010. L'inchiesta era nata da un esposto penale presentato dai Radicali

Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha chiesto una condanna a 5 anni e 8 mesi di reclusione per Guido Podestà, presidente della provincia di Milano, imputato per falso ideologico in relazione alle presunte firme false poste a sostegno del listini di Roberto Formigoni per le elezione regionali del 2010.

Chieste in tutto 5 condanne - La richiesta di condanna riguarda la nota vicenda della presunta falsità di 926 firme poste a sostegno della lista di Roberto Formigoni e di quella del Pdl per le elezioni regionali del 2010 e nata da un esposto penale e da una vera e propria 'battaglia' nelle aule dei Tribunali, anche amministrativi e civili, da parte dei Radicali.
Il procuratore aggiunto Robledo, fino a qualche giorno fa a capo del pool anti-corruzione e poi trasferito su decisione di Edmondo Bruti Liberati all'Ufficio esecuzione penale, ha chiesto al termine della sua requisitoria anche altre quattro condanne per altrettanti consiglieri provinciali a pene comprese tra i 4 anni e 8 mesi di carcere e i 4 anni.

La testimonianza chiave -  Podestà ha sempre ribadito la sua totale estraneità alle accuse, ma a tirarlo in ballo, con interrogatori in fase di indagini e in aula (davanti al giudice monocratico Monica Amicone della quarta sezione penale), è  stata quella che era all'epoca la responsabile della raccolta firme del Pdl, Clotilde Strada (ha patteggiato la pena).
"Il giorno precedente la scadenza del termine (per la presentazione delle liste, ndr), cioe' il 26 febbraio (2010, ndr) - ha messo a verbale Strada - presso la sede del Pdl c'era una grande confusione (...) Nonostante tutti gli sforzi non si era raggiunto il numero minimo di firme necessarie (...) Non sapendo cosa fare chiamai Podesta', essendo lui il responsabile politico (...) Venne in sede dopo due ore circa". In quell'occasione, stando alla versione della Strada, "gli ribadii che ormai avevamo raschiato il fondo del barile delle nostre possibilita', e che certamente non eravamo in grado di raccogliere le firme necessarie. Podesta' mi guardo' e mi disse: 'Avete i certificati elettorali, usateli'".

Liste chiuse all'ultimo per inserire Minetti - I Radicali avevano depositato in Procura anche una serie di articoli stampa: sui giornali, infatti, si raccontava che la 'chiusura' dei nomi dei candidati nel 'listino' di Formigoni era arrivata in extremis, perché, dopo una riunione ad Arcore, si sarebbe deciso di far entrare, tra gli altri, Nicole Minetti. Il processo prima dell'estate era stato sospeso per un'istanza di legittimo sospetto presentata dalla difesa di Podestà e nella quale si faceva riferimento al fatto che il procedimento era uno di quelli al centro dello scontro tra Bruti e Robledo. La Cassazione, però, ha bocciato l'istanza.

Leggi tutto