Scuola, Italia al top per abbandono: il gap costa 1,25% Pil

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Secondo Confindustria il nostro Paese è fra i primi in Europa per dispersione con un tasso medio del 17,6. Nelle isole il fenomeno sfiora il 25%. E gli industriali propongono: "Ridurre di un anno la durata del curriculum scolastico, da 13 a 12 anni"

L'Italia è fra i primi paesi in Europa per dispersione scolastica con un tasso medio di abbandono del 17,6 per cento, dietro solo a Portogallo (20,8) e Spagna (24,9). Netto il distacco rispetto alla media europea (12,7) e alla situazione dei principali competitori che si attestano al 10,6 (Germania ) e 11,6 (Francia). L'Italia ha un abbandono grave soprattutto nelle isole dove si sfiora il 25 per cento. Si tratta di un fenomeno che, come spiega si spiega all'Education per la crescita, le 100 proposte di Confindustria illustrate stamattina a Roma in un convegno alla Luiss, costa complessivamente all'economia europea 1,25 per cento del suo Pil (lo speciale sulla Scuola - le foto - i video). Tra le proposte degli industriali anche quella di "ridurre di un anno la durata del curriculum scolastico, da 13 a 12 anni".

Il fenomeno anche tra gli universitari -
E l'alto tasso di abbandono, continua il documento degli industriali, perdura anche all'interno dei percorsi universitari. Nel 2013 gli studenti che hanno abbandonato dopo sei anni di iscrizione sono il 36 per cento mentre quelli che hanno conseguito la laurea triennale sono poco più della metà (51,9). "Più alti livelli di scolarizzazione significano non solo crescita del Pil ma anche maggiore inclusione sociale e fiducia reciproca", ha commentato Ivan Lo Bello, vicepresidente per l'Education di Confindustria.

Solo 4% studenti integra con lavoro - Secondo il rapporto poi in Italia solo il 4 per cento degli studenti fra i 15 e i 29 anni riesce a integrare studio e lavoro a fronte del 22 per cento dei tedeschi. Rispetto ai coetanei europei, gli studenti italiani entrano nel mercato del lavoro in media due anni più tardi. I tirocini formativi sono ancora troppo pochi e brevi mentre solo il 40 per cento delle imprese ha contatti frequenti con le scuole contro il 70 per cento della Germania e della Gran Bretagna.

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