Celentano a Napolitano: conceda la grazia a Corona

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"A Lei, che è nella condizione di aggiustare i passi di coloro che sbagliano, chiedo solo un po' di pietà" scrive l'artista. Il fotografo dei vip, che sta scontando una condanna a 9 anni, è stato prosciolto dall'accusa di omessa dichiarazione dei redditi

"Caro Presidente Napolitano, mi scusi, se con tutti i grattacapi che immagino lei abbia, anch'io mi accodo con una richiesta di grazia per Fabrizio Corona". Inizia così la 'lettera aperta' al Capo dello Stato scritta da Adriano Celentano.

Corona: assolto da evasione fiscale - L'artista italiano è l'ultimo, in ordine di tempo, a chiedere l'intervento del presidente della Repubblica. Nei mesi scorsi, infatti, diversi giornalisti e intellettuali hanno firmato una petizione per la liberazione del fotografo dei vip, che deve scontare (per effetto di un cumulo di condanne) 13 anni e 8 mesi, poi ridotti a 9 anni. Tra le condanne, anche i 5 anni per estorsione ai danni del calciatore David Trezeguet e i 3 anni e 8 mesi per il caso Vallettopoli.
Il 2 ottobre, intanto, i giudici della seconda Corte d'Appello di Milano hanno assolto Corona dall'accusa di omessa dichiarazione dei redditi, ribaltando così la condanna a un anno di reclusione subita in primo grado.

Celentano: Napolitano conceda la grazia - "Signor Presidente - scrive Adriano Celentano sul suo blog - a Lei che è nella condizione di aggiustare i passi di coloro che sbagliano, chiedo solo un po' di pietà, e di concedere la grazia a quel Ragazzo che "nel male ha agito bene", come disse Gesù. Infierire, significherebbe assistere alla stupida amputazione di un'Anima che sta per RISORGERE. Caro Presidente la ringrazio!", scrive il cantautore. "Capisco che il giudice applichi la legge - insiste il cantante - ma ciò che non capisco è perché la applica quando vuole lui". E aggiunge: "Se proprio vogliamo addentrarci in quella che secondo i giudici sarebbe la parte più scabrosa da cui nasce la furia di tale condanna, a ben guardare Corona non ha fatto né più né meno di ciò che fanno tutti quelli che chiamano "Paparazzi".

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