Mafia, nuove accuse contro il generale Mario Mori

L'ex generale dei Carabinieri Mario Mori
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Nel processo d'appello contro l'ex comandante dei Carabinieri spunta il protocollo "Farfalla": un accordo per pagare, all'insaputa dei magistrati, i boss mafiosi detenuti al 41bis per avere in cambio informazioni

Mafia, terrorismo nero, la P2 di Licio Gelli e l'universo massone. Fino al 'Protocollo farfalla', il documento che conterrebbe un accordo tra il Sisde e il Dap, la direzione delle carceri. Si arricchisce di questo formidabile e inquietante armamentario di "nuove prove" il processo d'appello a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento a Cosa nostra in relazione alla mancata cattura di Bernando Provenzano, per il quale il procura generale ha chiesto la riapertura del dibattimento. Mori e Obinu in primo grado furono assolit.

Almeno otto i bossi coinvolti - Un accordo, il protocollo Farfalla, grazie al quale, si legge su diversi quotidiani, i servizi di sicurezza potevano operare in segreto all'interno delle carceri senza alcun tipo di autorizzazione formale, "comprando" informazioni dai detenuti al 41bis. Un acquisizione di informazioni che avveniva all'insaputa di investigatori e magistrati, informazioni che venivano poi tenute dai servizi non si sa quali scopi. Sarebbero otto i boss che avrebbero ricevuto soldi dai servizi segreti in cambio delle loro informazioni, soldi provenienti dai fondi riservati dei servizi segreti.  Prove che dimostrerebbero, secondo i i pg Roberto Scarpinato e Luigi Patronaggio, che con il generale si realizzarono una "convergenza di interessi criminali nella creazione di una strategia della tensione, e inquietanti strategie criminali tra Cosa nostra, massoneria, servizi segreti deviati ed esponenti di frange eversive" finalizzata "costringere lo Stato a trattare con Cosa nostra". Favorendo i capimafia, da Bernardo Provenzano e Benedetto Santapaola.

Mori avrebbe mantenuto modus operandi dei servizi - Mori, che "ha sempre mantenuto durante il servizio prestato, il modus operandi tipico di un appartenente a strutture segrete perseguendo finalità occulte, non supportate da procedure legalitarie di accertamenti istituzionali", secondo Scarpinato, pur essendo venuto a conoscenza "da fonti qualificate di taluni aspetti di tale complessa strategia della tensione, non solo non ha svolto alcuna attività investigativa ma neppure si è attivato per allertare le istituzioni".

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