Stato-Mafia, la Corte: "Napolitano dovrà deporre"

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Giudici di Palermo: il capo dello Stato deve essere sentito come testimone nel processo sulla presunta trattativa, come chiesto dai pm. Il presidente: "Nessuna difficoltà a testimoniare". Lo scorso novembre, in una nota: nessun elemento utile da riferire

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dovrà essere sentito come testimone nel processo sulla trattativa Stato-mafia che è in corso nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo. A deciderlo la Corte d'Assise del capoluogo siciliano. "Non ho alcuna difficoltà a rendere al più presto testimonianza", fa sapere il capo dello Stato in una nota.

"L'audizione appare né superflea né irrilevante" - La deposizione, chiesta dai pm, era già stata ammessa, ma dopo che Napolitano aveva inviato una lettera sostenendo di non avere "da riferire alcuna conoscenza utile al processo" alcuni legali ne avevano chiesto la revoca. Ma il giudice Alfredo Montalto, motivando la sua decisione, ha spiegato che la corte "ha già ritenuto che l'audizione appare né superflea né irrilevante".

Napolitano sarà sentito al Quirinale
- In assenza di una norma specifica sulla deposizione del capo dello Stato, la Corte applicherà l'articolo 502 del Codice di Procedura penale che prevede l'esame a domicilio del teste che non può comparire in udienza. Alla testimonianza, di cui ancora non è stata fissata la data, non parteciperanno né il pubblico né gli imputati, ma solo i legali e la procura.

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