Caso Yara, legali di Bossetti: "Pm nascondono elementi"

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I due avvocati sostengono che nella richiesta di custodia cautelare sarebbero stati omessi atti che avrebbero potuto garantire all'imputato l'uscita dal carcere. Il muratore di Mapello è in prigione dal 16 giugno con l'accusa di aver ucciso la 13enne

La richiesta di scarcerazione di Giuseppe Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, sarebbe stata respinta perché al gip sarebbero stati nascosti alcuni atti da parte dei pm. A lanciare l'accusa i legali dell'uomo, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, secondo cui nella richiesta di custodia cautelare per il loro assistito non sarebbero stati inseriti tutti gli atti che avrebbero potuto favorire la scarcerazione dell'artigiano.

I legali: "Mancano importanti elementi"
- I due avvocati non precisano di quali atti si tratterebbe ma, nell'istanza di scarcerazione, spiegano: "E' convincimento degli scriventi che le determinazioni maturate dal gip siano, in significativa parte, conseguenza della mancata rappresentazione, come in premessa anticipato, nella richiesta di applicazione del fermo-custodia avanzata dal Pubblico Ministero, di importanti (e oggettivi) elementi la cui valutazione avrebbe condotto il Giudicante a differenti conclusioni".

Bossetti in carcere dal 16 giugno
- Bossetti si trova in carcere dallo scorso 16 giugno, quando venne arrestato con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Sul corpo della tredicenne, il cui corpo venne ritrovato tre mesi dopo la scomparsa, in un campo di Chignolo d'Isola, sono state trovate tracce del Dna del muratore di Mapello. L'uomo però si è sempre proclamato estraneo alla vicenda.

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