Libia, naufraga barcone: 200 a bordo, solo 16 superstiti

1' di lettura

Tragedia al largo della Libia. Sull'imbarcazione viaggiavano oltre 200 persone. Decine i dispersi e almeno 20 le vittime accertate, in prevalenza di nazionalità somala ed eritrea. Tra i corpi anche quello di un bambino con indosso un giubbotto salvagente

Almeno 20 morti e 170 dispersi. E' il bilancio dell'ultima tragedia del mare (speciale migranti) avvenuta al largo di Tripoli nella serata del 22 agosto, quando poco dopo le 3 del mattino un'imbarcazione si è rovesciata davanti al litorale di Guarabouli. A bordo viaggiavano circa 200 migranti. Solo 16 si sono salvati. Le vittime sono in maggioranza somali ed eritrei. Tra i corpi che sono riaffiorati senza vita dalle acque, anche quello di un bambino con indosso un giubbotto salvagente. I migranti erano tutti diretti in Italia.

Solo 16 superstiti - "Abbiamo trovato 16 superstiti, tutte le altre persone sono disperse. Stiamo indagando. Ci sono inoltre 20 corpi trovati senza vita nelle acque", ha dichiarato Abdel Latif Mohamed Ibrahim, membro della Guardia costiera libica. Quando i soccorsi sono arrivati sul luogo del disastro, a circa un chilometro dalla spiaggia, l'imbarcazione era totalmente affondata. La Guardia costiera di Garabouli inoltra non è dotata di equipaggiamento per effettuare questo genere di soccorsi e ha preso in prestito alcune barche di pescatori per intervenire. Le 16 persone salvate sono state rilasciate. Tra i superstiti c'è anche una bambina di un anno.

Da inizio anno scomparse in mare "almeno 2mila persone" - I migranti si erano imbarcati da Guarakouzi, a circa 60 chilometri da Tripoli, ma poco dopo il loro barcone si era rovesciato. Dall'inizio dell'anno potrebbero essere scomparse in mare almeno 2.000 persone - 250 delle quali su un barcone di cui non si hanno notizie da due mesi. A calcolarlo è don Mussie Zerai, sacerdote di origine eritrea che presiede in Italia l'agenzia Habeshia, che raccoglie e diffonde segnalazioni sulla sorte di migliaia di profughi e migranti. Un calcolo, il suo, che si basa proprio sulle segnalazioni - da parte di compagni di viaggio e familiari - di persone che hanno preso il mare e non si trovano più: né nei centri di accoglienza in Italia o in Tunisia, né in quelli di detenzione in Libia.

Guerra civile in Libia - A favorire le partenze dalla Libia il caos che regna nel Paese, dove è ormai guerra civile tra le milizie islamiste che fanno capo al "califfato" islamico di Bengasi e all'Operazione Alba a Tripoli, e quelle che le combattono insieme all'ex generale Khalifa Haftar. In questo quadro, i trafficanti di uomini hanno gioco facile nel portare avanti i loro lucrosi affari, imbarcando ogni volta centinaia di disperati dal sub-Sahara e dal Corno d'Africa. Spesso intercettati e salvati dalle forze navali italiane dell'operazione Mare Nostrum, ma altre volte destinati a morire senza che nessuno si accorga di loro.

Leggi tutto