Scajola, gip: sì al processo per ex ministro e Chiara Rizzo

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Rito immediato per l'ex titolale del Viminale e per la moglie di Antonio Matacena nell'ambito dell'inchiesta sulla latitanza dell'ex deputato. Prima udienza fissata al 22 ottobre

Il gip di Reggio Calabria, accogliendo la richiesta della Dda, ha disposto il processo con
rito immediato per l'ex ministro Claudio Scajola, Chiara Rizzo ed altre tre persone nell'ambito dell'inchiesta sui presunti aiuti alla latitanza dell'ex deputato Amedeo Matacena. Il processo è stato fissato al 22 ottobre.
Oltre a Scajola e Rizzo saranno imputati anche il factotum di Matacena, Martino Politi, e le segretarie di Scajola e dell'armatore reggino, Roberta Sacco e Maria Grazia Fiordalisi. E' stata invece stralciata dalla stessa Dda reggina la posizione di Matacena, che attualmente si trova a Dubai dopo la condanna a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa, quella della madre dell'ex deputato, Raffaella De Carolis, e l'ad della società Amadeus, la holding della famiglia Matacena, Antonio Chillemi, per i quali l'inchiesta va avanti.

L'8 agosto scadono i domiciliari - La Procura Distrettuale antimafia di Reggio ritiene di avere raccolto elementi più che sufficienti per sostenere l'accusa in un'aula di giustizia. Claudio Scajola e Chiara Rizzo, a distanza di tre mesi dall'arresto, si trovano attualmente ai domiciliari e la decisione del giudice è giunta proprio a tre giorni dalla scadenza dei termini della misura. Scajola, la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, ed il factotum dell'ex politico, Politi, dovranno rispondere di procurata inosservanza della pena. La Rizzo e Politi sono accusati anche di avere schermato i beni dello stesso Matacena allo scopo di sottrarli ad un eventuale sequestro.

Le accuse - L'ex ministro dell'Interno, in particolare, secondo il pm della Dda reggina Giuseppe Lombardo, il sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio ed il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, si sarebbe attivato allo scopo di fare spostare Matacena da Dubai, dove si era rifugiato dopo la condanna, in Libano, ritenuto un Paese più tranquillo per evitare l'estradizione. A confermarlo, secondo l'accusa, ci sono una serie di telefonate intercorse tra lo stesso Scajola e Chiara Rizzo, ed i contatti avuti dall'ex ministro con Vincenzo Speziali, nipote omonimo dell'ex senatore del Pdl. Un tentativo che, per la Dda, avrebbe visto Scajola giocare un ruolo da protagonista grazie ai suoi "contatti privilegiati" ed alle sue conoscenze, compresa quella con Vincenzo Speziali, che vive in Libano e sarebbe in contatto con esponenti politici libanesi di primo piano.

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