"Legami con i casalesi", chiesto l’arresto di Luigi Cesaro

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La Dda di Napoli deposita alla Camera la richiesta per il deputato di Forza Italia. I reati contestati: concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa d'asta. Il parlamentare: "Accusa ingiusta, si autorizzi l'esecuzione del provvedimento"

Due gare d'appalto milionarie, un concorrente scomodo da estromettere a ogni costo, un incontro con i boss dei Casalesi raccontato da un imprenditore colluso che ora è collaboratore di giustizia. Verte su questo l'inchiesta della Dda di Napoli che ha portato a una richiesta di arresto, depositata alla Camera, nei confronti del deputato di Forza Italia Luigi Cesaro. Secondo i magistrati, il parlamentare avrebbe commesso i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa d'asta. Con le stesse accuse sono state arrestate sette persone, tra cui Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli di Luigi, e l'ex consigliere regionale campano dell'Udeur Nicola Ferraro.

La vicenda risale al 2004 e riguarda due appalti - L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Alessandra Ferrigno su richiesta di un pool di pm. La vicenda risale al 2004: il Comune di Lusciano (Caserta), controllato dal clan dei casalesi (gruppo Bidognetti), bandì due ghiotti appalti, quello per la costruzione del Pip, area del Piano insediamenti produttivi, e quello per un impianto sportivo per il nuoto. L'imprenditore Francesco Emini, che è indagato, in un primo momento sarebbe stato designato dal clan, al quale avrebbe versato regolarmente una tangente, come aggiudicatario in pectore dei due appalti. Secondo la ricostruzione accusatoria, tuttavia, i fratelli Cesaro, tramite Nicola Ferraro, avrebbero fatto sapere al gruppo Bidognetti di poter versare nelle sue casse una percentuale maggiore di denaro nel caso in cui avessero vinto le gare: a quel punto, il clan avrebbe fatto dietrofront e deciso di puntare sulla Cesaro costruzioni. Proprio per questo motivo il capo dell'Ufficio tecnico comunale Gennaro Costanzo, vicino a Emini, sarebbe stato improvvisamente sostituito con Angelo Oliviero, che è tra le persone arrestate.

Il summit di camorra - La vicenda sarebbe stata ricostruita, oltre che attraverso documenti e intercettazioni, grazie alle dichiarazioni di due importanti collaboratori di giustizia: Luigi Guida, per anni braccio destro del boss Francesco Bidognetti, e Gaetano Vassallo, imprenditore vicino al clan che ha costruito una fortuna con lo sversamento illegale dei rifiuti. Vassallo racconta anche di avere incontrato Luigi Cesaro a un summit di camorra: "Alla riunione vi erano, oltre a me, Luigi Guida, Francesco Pezzella, Bernardo Cirillo, Raffaele Bidognetti detto 'o puffo (figlio del boss Francesco, ndr). Ebbene, mentre stavamo parlando, sopraggiunse l'onorevole Luigi Cesaro detto Gigino. Io mi sorpresi e gli dissi: tu sei un onorevole che ci fai qua? Lui mi fece cenno di stare in silenzio portandosi il dito alla bocca". Nel corso di quella riunione, secondo l'ipotesi accusatoria, Luigi Cesaro e il clan Bidognetti si sarebbero accordati perché la Cesaro Costruzioni Generali si aggiudicasse gli appalti.

Cesaro respinge le accuse - Cesaro respinge le accuse e con una nota fa sapere che chiederà alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di dare via libera all'arresto: "Grande è la mia amarezza di fronte a un'accusa ingiusta. Chiederò che la Camera autorizzi rapidamente l'esecuzione del provvedimento, sia perché ritengo giusto che io venga trattato come un comune cittadino, sia perché, finalmente, potrò uscire da un incubo che mi accompagna da anni". Fi si schiera compatta al fianco del parlamentare: Renato Brunetta esprime la solidarietà di tutto il gruppo alla Camera e vari esponenti del partito - da Carfagna a Capezzone, da Rotondi al coordinatore campano De Siano - si dicono certi che dimostrerà la sua estraneità alle accuse. Il vicepresidente dell'Antimafia, Claudio Fava, invece, accusa Fi di "gravissima responsabilità" per averlo candidato alla Camera un anno fa a prescindere dalle inchieste in corso. Gennaro Migliore (Led) chiede di "voltare pagina in modo radicale" mentre secondo Rosaria Capacchione (Pd) dalla vicenda emerge una "sconcertante promiscuità". Per il sottosegretario Gioacchino Alfano (Ncd) "non si possono adottare misure restrittive a distanza di così tanto tempo dai fatti contestati".

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