Casalesi, sequestrati beni per oltre 100 milioni di euro

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Operazione della Dia contro un imprenditore ritenuto il punto di riferimento del clan camorristico: le forze dell'ordine hanno sottratto 81 terreni e fabbricati, 29 auto e moto, sette società e decine e decine di conti bancari e altri rapporti finanziari

Beni per un valore stimato in oltre cento milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli a un imprenditore campano del settore del calcestruzzo affiliato al clan di camorra dei Casalesi. Il sequestro è stato disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e riguarda decine di immobili, automezzi, società e rapporti finanziari. “Dall'inizio dell'anno ammonta a oltre 2 miliardi il valore dei beni sottratti ai clan”, spiega a Sky TG24 il direttore della Dia, Arturo De Felice.



Il punto di riferimento dei Casalesi -
I sequestri della Dia sono stati eseguiti nei riguardi dell'imprenditore Alfonso Letizia, 67 anni, originario di Casal di Principe (Caserta), attivo nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo. Letizia è indicato da numerosi collaboratori di giustizia (da Carmine Schiavone, a Luigi Diana, ad Augusto La Torre) come il punto di riferimento delle fazioni Bidognetti e Iovine del clan dei Casalesi: avrebbe messo a disposizione della "famiglia camorristica" i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie. In cambio il clan camorristico gli avrebbe garantito condizioni di oligopolio sul mercato casertano imponendo ai cantieri le sue forniture di calcestruzzo.

La "cooptazione camorrista del fornitore" -
Fra i beni sequestrati ci sono 81 terreni e fabbricati, 29 auto e moto, sette società e decine e decine di conti bancari e altri rapporti finanziari. I guai di Letizia con la giustizia sono cominciati con l'operazione "il principe e la ballerina" che, il 6 dicembre 2011, lo portò in carcere con altre 56 persone scoperchiando un complesso intreccio controllato dalla camorra e fatto di estorsioni, corruzioni, voto di scambio, inquinamenti elettorali, truffe ai danni dello Stato, falsi e riciclaggio dei soldi del clan. Quella stessa operazione portò anche la richiesta di arresto per l'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino.
Nel corso degli anni l'imprenditore ha acquisito i siti per l'estrazione e vendita, ha costituito società, ha coinvolto i figli intestando loro quote sociali, ha tenuto personalmente i contatti con esponenti dei clan di camorra sfruttandone il potere di intimidazione - sempre secondo gli investigatori - per il proprio arricchimento. Fra le altre cose, nel corso delle indagini gli investigatori hanno rilevato un meccanismo (definito come "cooptazione camorrista del fornitore"), attuato nel momento in cui il clan ha individuato in Letizia il fornitore del calcestruzzo necessario per costruire un centro commerciale nel Casertano.

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