Yara, Ris al lavoro sull’auto e sul furgone di Bossetti

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I carabinieri del reparto scientifico di Parma hanno analizzato a fondo i due veicoli del presunto assassino della tredicenne di Brembate di Sopra, che si trova in carcere a Bergamo. Il consulente della famiglia Gambirasio: “Accertamento doveroso”

Per un giorno l'indagine sul caso Yara ha lasciato Bergamo per approdare a Parma, dove i carabinieri del Ris hanno analizzato a fondo i due veicoli in uso al presunto assassino della tredicenne di Brembate Sopra, Massimo Bossetti, in carcere a Bergamo. L'autovettura Volvo V40 e il furgone Iveco Daily erano stati sequestrati subito dopo il suo arresto: gli inquirenti ritengono di poter rilevare all'interno dei mezzi eventuali tracce riconducibili a Yara e, per questo, il pubblico ministero titolare dell' inchiesta, Letizia Ruggeri, ha disposto gli “accertamenti tecnici non ripetibili”.

Le analisi sono avvenute in contraddittorio tra le parti, ovvero alla presenza, oltre che dei carabinieri del Ris, anche dei periti di parte, dell'accusa e della difesa.
Per rappresentare la famiglia di Yara Gambirasio era presente il consulente di parte Giorgio Portera. "Non possiamo permetterci di perdere ogni minima traccia che possa rafforzare il quadro probatorio - ha detto il tecnico all'uscita dalla sede del Ris -. Nei prossimi giorni le analisi proseguiranno e gli esiti verranno comunicati alle parti. Questo è un accertamento doveroso". L'attenzione è riservata in particolare al furgone cassonato, visto che la telecamera a circuito chiuso di una banca vicina alla casa della tredicenne di Brembate Sopra aveva ripreso un mezzo del tutto simile a quello del muratore di Mapello.

E il fatto che siano passati quasi quattro anni da quel giorno non sembra un problema per i tecnici: "Non è escluso che anche dopo quattro anni - ha rilevato Portera - si possano trovare tracce che possano ancora parlarci del caso". Il consulente dei Gambirasio non è invece voluto intervenire in merito alle controverse affermazioni di Fabio Buzzi, che nei giorni scorsi aveva dichiarato che sul corpo di Yara c'erano peli riconducibili a Bossetti, salvo poi rettificare le sue parole. "Non ho nulla da dichiarare su questo - ha detto Portera -: gli accertamenti sono in corso e l'esito lo comunicherò direttamente alla famiglia Gambirasio".

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